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LE PAROLE DELL'ITALIANO

16. I mille lavori che possiamo fare

 

Approfittiamo del viaggio dei nostri amici a Potenza per imparare come si formano i numeri da cento in poi (quelli fino a cento già sappiamo usarli). Per formare i numeri che indicano i blocchi di cento (cioè le centinaia) dobbiamo mettere i numeri da due a nove prima della parola cento: duecento, trecento, quattrocento, cinquecento, seicento, settecento, ottocento, novecento. Per esempio, quando Olga va a fare la spesa chiede “ottocento grammi di indivia”, cioè, come sappiamo, 8 etti, mettendo insieme otto e cento. Sentiamo:

OLGA: Posso avere 800 grammi di indivia?

Per formare i numeri da centouno a novecentonovantanove (999) dopo le centinaia (cento, duecento, trecento) mettiamo i numeri da uno a novantanove, che già conosciamo. Dunque: centouno, centodue, centotré, o ancora, come dice Olga:

OLGA: ...duecentocinquantasei…

Sentito? È come fare una somma: duecentocinquantasei,cioè duecento + cinquanta + sei; centonovantaquattro, cioè cento + novanta + quattro.
Dopo il numero 999 c’è mille. Sentite:

OLGA: Eppure ci sono mille lavori che possiamo fare!

Dopo mille, il sistema è lo stesso: per formare i numeri che indicano i blocchi di mille (cioè le migliaia) prendiamo i numeri da uno a novecentonovantanove e aggiungiamo –mila: duemila, diecimila, ventiquattromila, trentacinquemila… Sentite Fela e Olga:

FELA: Ci sono centomila posti da vedere!

OLGA: Pensate che, tra Calabria e Basilicata, il parco occupa più di 192.000 ettari!

Attenzione: in italiano numeri come mille, centomila e anche un milione (che significa dieci volte centomila) non indicano solo un numero preciso, ma anche un numero grande non precisato. Quando Olga dice: “Ci sono mille lavori da fare”, non dice mille perché li ha contati: vuole dire “Ci sono tanti lavori da fare”. E quando Fela dice “Ci sono centomila posti da vedere!” vuole dire che i posti da vedere sono moltissimi.
E adesso, passiamo a un altro argomento. I nostri amici hanno usato tante volte la parola che. Questo che si riferisce a una parola che sta prima e la riprende in un’altra frase che ha un suo verbo. Si chiama pronome relativo. Sentiamo:

OLGA: E’ un programma che si occupa di immigrazione!

Qui il pronome che si riferisce a programma, lo riprende, lo sostituisce e apre una nuova frase: “che si occupa di immigrazione…”. Sentiamo un altro esempio:

OLGA: Poco tempo fa ho conosciuto due stranieri che sono diventati cittadini

Qui il pronome che si riferisce a due stranieri, li riprende, li sostituisce e apre una nuova frase, la frase relativa: “che sono diventati cittadini”.
Ricordate: il pronome relativo che può riprendere parole singolari o plurali, maschili o femminili ed è sempre uguale, non cambia mai: nel primo esempio si riferiva a programma, maschile singolare; nel secondo si riferiva a due stranieri, maschile plurale. Adesso vi faccio sentire un che riferito a le città, femminile plurale e poi un che riferito a ricetta, femminile singolare:

FELA: Parlate tanto delle città che visitiamo…

OLGA: Senta, vorrei provare una ricetta che mi hanno consigliato

Arrivederci alla prossima puntata!

 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai