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Attivitą Puntata 13

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Esercizio 15 - Dalla "Piccola storia dell'italiano": Un milanese a Firenze: A. Manzoni

Leggi il testo e rispondi alle domande:




Oggi, parliamo di Alessadro Manzoni, un grande scrittore milanese vissuto nel secolo dell’Unità d’Italia, e del suo romanzo: “I promessi sposi”.

Agli inizi del XIX secolo, la lingua degli scrittori e la lingua della gente comune erano molto lontane: gli scrittori scrivevano nell’italiano letterario, la gente comune parlava in dialetto. E in Italia esistevano e ancora esistono centinaia di dialetti.

Manzoni era uno scrittore democratico: voleva scrivere le sue opere in una lingua comprensibile a tutti. Nel 1823 Manzoni ha scritto una prima volta il suo romanzo. Ma lo ha scritto nel fiorentino antico di Dante, Petrarca e Boccaccio: una lingua bella, ma morta, che nessuno usava per parlare.

Manzoni aveva a disposizione anche una lingua viva: il suo dialetto milanese, ma fuori di Milano e della Lombardia nessuno capiva il milanese.  Ecco allora la sua idea: riscrivere il suo romanzo in fiorentino sì, ma nel fiorentino parlato ai suoi tempi, dunque in una lingua viva, non morta. Per fare questo, Manzoni è andato a Firenze, ha studiato il fiorentino parlato e ha riscritto il suo romanzo nella lingua parlata a Firenze dalle persone colte, una lingua molto simile all’italiano di oggi.



1. Dov’è nato Alessandro Manzoni?

A .

2. Secondo Manzoni, quale caratteristica doveva avere la lingua del suo romanzo?

Doveva essere una lingua .

3. Perché Manzoni non ha scritto “I promessi sposi” nel suo dialetto milanese?

Perché fuori di .

4. Quando ha scritto di nuovo “I promessi sposi”, quale lingua ha usato Manzoni?

Ha usato il .


 
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