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In Italia

ORIENTARSI NELLA CITTADINANZA

1. Il volontariato in Italia

 


Dopo aver raggiunto un buon livello di integrazione nella società italiana, Salif ha in mente di ritornare nel suo paese, il Senegal, con progetti di collaborazione e volontariato. Per questo incontra un esponente della Comunità di Sant'Egidio che come molte associazioni di volontariato opera in Italia e in molti altri paesi.

La Fondazione Roma - Terzo Settore ha realizzato nel 2008 la ricerca Organizzazioni di volontariato tra identità e processi, una fotografia del vasto e complesso mondo del volontariato in Italia.

Il volontariato in Italia è divenuto, soprattutto a partire dagli anni ’80, un fenomeno di dimensioni importanti per numero di volontari, di organizzazioni, di campi di intervento e di servizi realizzati, così come di utenti assistiti e di risorse mobilitate.

I requisiti peculiari del volontariato sono: la gratuità (nessuna remunerazione dei volontari salvo rimborsi spese documentati e nessun onere per gli utenti beneficiari) e lo scopo esclusivo di solidarietà (a vantaggio di terzi).

Il volontariato è l’unica componente dell’eterogenea galassia del Terzo settore che non può remunerare in alcun modo i propri aderenti. Esso non è soltanto “socialmente utile” ma anche eticamente necessario per i valori che testimonia e che veicola (solidarietà, centralità della persona, tolleranza, giustizia sociale, legalità, responsabilità e altri ancora). Il volontariato è anche scuola di sussidiarietà e persegue il cambiamento sociale (vedi l'allegato: Carta dei Valori del Volontariato).

Le organizzazioni di volontariato (OdV) conosciute a fine 2009 dai 78 Centri di Servizio per il Volontariato (agenzia preposte per il suo sviluppo e la sua qualificazione) sono 43.323.

La loro distribuzione geografica è ancora sbilanciata a favore del Nord del Paese: il 53% di esse sono collocate al Nord (dove risiede il 45% della popolazione), il 19% al Centro e il 28% nelle regioni Sud-insulari (dove si concentra il 35% della popolazione).

Nel 63% dei casi le OdV risultano iscritte ai registri pubblici del volontariato secondo le indicazioni della legge quadro sul volontariato (L. 266/1991).

In tali organizzazioni sono presenti circa 1,5 milioni di volontari, con una maggioranza di “continuativi”. Essi rappresentano la risorsa “prevalente e determinante” per il conseguimento delle finalità dell’organizzazione.

Considerando i volontari nel loro complesso (appartenenti o meno a specifiche organizzazioni o impegnati singolarmente, “senza divisa”) essi rappresentano, secondo l’ultima rilevazione demoscopica, il 9,2% della popolazione di 14 anni e più, pari a circa 4,8 milioni di cittadini (ISTAT Multiscopo 2009). Tra di essi cresce la componente di cittadini stranieri, in particolare immigrati extracomunitari, così come sono oltre 3.000 le organizzazioni di migranti o pro-immigrati.

Il volontariato opera prevalentemente nei settori socio-sanitari, svolgendo spesso anche una funzione di tutela e di promozione dei diritti sociali e di cittadinanza, ma è crescente l’impegno nei campi della partecipazione civica, ovvero dell’educazione permanente, della cultura e dei beni culturali, dell’ambiente, della protezione civile e della solidarietà internazionale.

Il volontariato è un fenomeno mediamente caratterizzato da unità di piccola dimensione (6 su 10 non hanno più di 10 volontari attivi in modo continuativo) ed è capillarmente presente in tutte le realtà del Paese (dalle città metropolitane ai contesti periferici).

Il volontariato organizzato si diversifica al suo interno per dimensione, appartenenza o meno a reti nazionali (oltre un terzo del fenomeno), settore prevalente di intervento, epoca di nascita (volontariato storico, dalle Misericordie ai Gruppi di volontariato vincenziano, all’AVIS) e composizione interna (solo volontari, presenza di associati e/o di qualche unità di personale remunerato), gestione o meno di servizi in convenzione con Amministrazioni pubbliche.

Dalle ricerche, in particolare dalle rilevazioni della Fondazione Roma-Terzo Settore, emerge un profilo di volontario. Si può dire che il volontario tipo è prevalentemente un soggetto di sesso femminile, della generazione adulta di mezzo (40-50 anni), coniugato, non attivo o non più attivo nel mercato del lavoro (55%), dotato di un titolo di studio medio-elevato (diploma scuola superiore o laurea), con pregresse esperienze di pro-socialità (associazionismo di base, servizio civile, movimenti politici…) e con una motivazione composita o polivalente, in quanto generata sia da un orientamento agli altri, di tipo altruistico o partecipativo, che alla propria formazione complessiva (“per sé e per gli altri”). Egli sceglie di fare volontariato in una OdV per socializzare e condividere valori o progetti e viene attratto soprattutto dalle compagini che comunicano meglio finalità e obiettivi concreti di azione sociale. Il bilancio della sua esperienza è più che positivo e per diversi aspetti, tanto da non pensare affatto di interromperla: in primo luogo, però, vi è la crescita valoriale. Intraprendendo tale esperienza, la vita non è più la stessa perché muta la gerarchia dei valori e contano ancor più quelli che danno significato all’esistenza. La motivazione dell’essere volontario tende a approfondirsi, ad essere più complessa. Si arricchisce anche la vita di relazione e quindi il “capitale sociale” del volontario, mentre per i giovani incrementa anche il “capitale culturale” perché essi acquisiscono competenze tecniche esercitando svariate mansioni, scoprendo nuove abilità ed estendendo le proprie conoscenze.

Tav. 1. PROFILO DEI VOLONTARI


DESCRIZIONE

Prevalenza

Commento

- sesso

leggera prevalenza femminile

proporzione analoga a quella della popolazione generale

- classe di età prevalente

generazione di mezzo:

40-50 anni

adulto maturo

- stato civile

coniugato

raggiunta stabilità

- condizione professionale

non attivo

più attivi che nella popolazione generale

- titolo di studio

medio-elevato

(diploma o laurea)

più che nella popolazione generale

- pregresse esperienze

varie di tipo pro-sociale

volontari si diventa

- motivazione

per sé e per gli altri

polivalenza ma con differenze tra le generazioni

- scelta del volontariato organizzato

socializzare e condividere qualcosa

con gli altri per fare qualcosa

- scelta della OdV

adesione ad obiettivi chiari e concreti

è importante comunicare bene l’identità

- bilancio dell’esperienza

più che positivo

ne valeva la pena, tenuta

- aspetti più positivi

valoriale e crescita del capitale sociale

cresce il senso della vita e della socialità solidale



Fonte: rilevazioni 2008 della Fondazione Roma – Terzo Settore - www.fondazioneroma-terzosettore.it





Un altro importante “punto di arrivo, per una nuova partenza”, come lo definiscono i suoi promotori, è la prima Carta dei valori del volontariato un documento che, redatto inizialmente su una traccia proposta dalla Fondazione Italiana del Volontariato (FIVOL) e dal Gruppo Abele, è stato successivamente integrato, discusso e condiviso dall’apporto di diverse organizzazioni, di singoli volontari e di studiosi.


CARTA DEI VALORI DEL VOLONTARIATO



I. PRINCIPI FONDANTI



1.Volontario è la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l’umanità intera. Egli opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni.

2.I volontari esplicano la loro azione in forma individuale, in aggregazioni informali, in organizzazioni strutturate; pur attingendo, quanto a motivazioni, a radici culturali e/o religiose diverse, essi hanno in comune la passione per la causa degli esseri umani e per la costruzione di un mondo migliore.

3.Il volontariato è azione gratuita. La gratuità è l’elemento distintivo dell’agire volontario e lo rende originale rispetto ad altre componenti del terzo settore e ad altre forme di impegno civile. Ciò comporta assenza di guadagno economico, libertà da ogni forma di potere e rinuncia ai vantaggi diretti e indiretti. In questo modo diviene testimonianza credibile di libertà rispetto alle logiche dell’individualismo, dell'utilitarismo economico e rifiuta i modelli di società centrati esclusivamente sull’”avere” e sul consumismo.



I volontari traggono dalla propria esperienza di dono motivi di arricchimento sul piano interiore e sul piano delle abilità relazionali.

4.Il volontariato è, in tutte le sue forme e manifestazioni, espressione del valore della relazione e della condivisione con l’altro. Al centro del suo agire ci sono le persone considerate nella loro dignità umana, nella loro integrità e nel contesto delle relazioni familiari, sociali e culturali in cui vivono. Pertanto considera ogni persona titolare di diritti di cittadinanza, promuove la conoscenza degli stessi e ne tutela l’esercizio concreto e consapevole, favorendo la partecipazione di tutti allo sviluppo civile della società.

5.Il volontariato è scuola di solidarietà in quanto concorre alla formazione dell’uomo solidale e di cittadini responsabili. Propone a tutti di farsi carico, ciascuno per le proprie competenze, tanto dei problemi locali quanto di quelli globali e, attraverso la partecipazione, di portare un contributo al cambiamento sociale. In tal modo il volontariato produce legami, beni relazionali, rapporti fiduciari e cooperazione tra soggetti e organizzazioni concorrendo ad accrescere e valorizzare il capitale sociale del contesto in cui opera.

6.Il volontariato è esperienza di solidarietà e pratica di sussidiarietà: opera per la crescita della comunità locale, nazionale e internazionale, per il sostegno dei suoi membri più deboli o in stato di disagio e per il superamento delle situazioni di degrado. Solidale è ogni azione che consente la fruizione dei diritti, la qualità della vita per tutti, il superamento di comportamenti discriminatori e di svantaggi di tipo economico e sociale, la valorizzazione delle culture, dell’ambiente e del territorio. Nel volontariato la solidarietà si fonda sulla giustizia.

7.Il volontariato è responsabile partecipazione e pratica di cittadinanza solidale in quanto si impegna per rimuovere le cause delle diseguaglianze economiche, culturali, sociali, religiose e politiche e concorre all’allargamento, tutela e fruizione dei beni comuni. Non si ferma all’opera di denuncia ma avanza proposte e progetti coinvolgendo quanto più possibile la popolazione nella costruzione di una società più vivibile.

8.Il volontariato ha una funzione culturale ponendosi come coscienza critica e punto di diffusione dei valori della pace, della nonviolenza, della libertà, della legalità, della piena cittadinanza e integrazione sociale e facendosi promotore, innanzitutto con la propria testimonianza, di stili di vita caratterizzati dal senso della responsabilità, dell’accoglienza, della solidarietà e della giustizia sociale. Si impegna perché tali valori diventino patrimonio comune di tutti e delle istituzioni.

9.Il volontariato svolge un ruolo politico: partecipa attivamente ai processi della vita sociale favorendo la crescita del sistema democratico; soprattutto con le sue organizzazioni sollecita la conoscenza ed il rispetto dei diritti, rileva i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado, propone idee e progetti, individua e sperimenta soluzioni e servizi, concorre a programmare e a valutare le politiche sociali in pari dignità con le istituzioni pubbliche cui spetta la responsabilità primaria della risposta ai diritti delle persone.



II. ATTEGGIAMENTI E RUOLI



A. I volontari



10. I volontari sono chiamati a vivere la propria esperienza in modo coerente con i valori e i principi che fondano l’agire volontario. La dimensione dell’essere è per il volontario ancora più importante di quella del fare.

11. I volontari nell’esercitare il diritto-dovere di cittadinanza costituiscono un patrimonio da promuovere e da valorizzare, sia da parte delle istituzioni che delle organizzazioni che li impegnano. Pertanto esse devono rispettarne lo spirito, le modalità operative, l’autonomia organizzativa e la creatività.

12. I volontari sono tenuti a conoscere fini, obiettivi, struttura e programmi dell’organismo in cui operano e partecipano, secondo le loro possibilità, alla vita e alla gestione di questo nel pieno rispetto delle regole stabilite e delle responsabilità.

13. I volontari svolgono i loro compiti con competenza, responsabilità, valorizzazione del lavoro di équipe e accettazione della verifica costante del proprio operato. Essi garantiscono, nei limiti della propria disponibilità, continuità di impegno e portano a compimento le azioni intraprese.

14. I volontari si impegnano a formarsi con costanza e serietà, consapevoli delle responsabilità che si assumono soprattutto nei confronti dei destinatari diretti dei loro interventi. Essi ricevono dall’organizzazione in cui operano il sostegno e la formazione necessari per la loro crescita e per l'attuazione dei compiti di cui sono responsabili.

15. I volontari riconoscono, rispettano e difendono la dignità delle persone che incontrano e si impegnano a mantenere una totale riservatezza rispetto alle informazioni ed alle situazioni di cui vengono a conoscenza. Nella relazione di aiuto essi attuano un accompagnamento riservato e discreto, non impositivo, reciprocamente arricchente, disponibile ad affiancare l’altro senza volerlo condizionare o sostituirvisi. I volontari valorizzano la capacità di ciascuno di essere attivo e responsabile protagonista della propria storia.

16. I volontari impegnati nei servizi pubblici e in organizzazioni di terzo settore, costituiscono una presenza preziosa se testimoniano un “camminare insieme” con altre competenze e profili professionali in un rapporto di complementarietà e di mutua collaborazione. Essi costituiscono una risorsa valoriale nella misura in cui rafforzano le motivazioni ideali, le capacità relazionali e il legame al territorio dell’organizzazione in cui operano.

17. I volontari ricevono dall’organismo di appartenenza o dall’Ente in cui prestano servizio, copertura assicurativa per i danni che subiscono e per quelli economici e morali che potrebbero causare a terzi nello svolgimento della loro attività di volontariato. Per il principio della gratuità i volontari possono richiedere e ottenere esclusivamente il rimborso delle spese realmente sostenute per l’attività di volontariato svolta.



B. Le organizzazioni di volontariato



18. Le organizzazioni di volontariato si ispirano ai principi della partecipazione democratica promuovendo e valorizzando il contributo ideale e operativo di ogni aderente. È compito dell'organizzazione riconoscere e alimentare la motivazione dei volontari attraverso un lavoro di inserimento, affiancamento e una costante attività di sostegno e supervisione.

19. Le organizzazioni di volontariato perseguono l’innovazione socio-culturale a partire dalle condizioni e dai problemi esistenti. Pertanto propongono idee e progetti, rischiando e sperimentando interventi per conto della comunità in cui operano. Evitano in ogni caso di produrre percorsi separati o segreganti e operano per il miglioramento dei servizi per tutti.

20. Le organizzazioni di volontariato collaborano con le realtà e le istituzioni locali, nazionali e internazionali, mettendo in comune le risorse, valorizzando le competenze e condividendo gli obiettivi. Promuovono connessioni e alleanze con altri organismi e partecipano a coordinamenti e consulte per elaborare strategie, linee di intervento e proposte socio-culturali. Evitano, altresì, di farsi carico della gestione stabile di servizi che altri soggetti possono realizzare meglio.

21.Le organizzazioni di volontariato svolgono un preciso ruolo politico e di impegno civico anche partecipando alla programmazione, alla concertazione e alla coprogettazione nonché alla valutazione delle politiche sociali e del territorio. Nel rapporto con le istituzioni pubbliche le organizzazioni di volontariato rifiutano un ruolo di supplenza e non rinunciano alla propria autonomia in cambio di sostegno economico e politico. Non si prestano ad una delega passiva che chieda di nascondere o di allontanare marginalità e devianze che esigono risposte anche politiche e non solo interventi assistenziali e di primo aiuto.

22.Le organizzazioni di volontariato devono principalmente il loro sviluppo e la qualità del loro intervento alla capacità di coinvolgere e formare nuove presenze, comprese quelle di alto profilo professionale. La formazione accompagna l'intero percorso dei volontari e ne sostiene costantemente l’azione, aiutandoli a maturare le proprie motivazioni, fornendo strumenti per la conoscenza delle cause dell'ingiustizia sociale e dei problemi del territorio, attrezzandoli di competenze specifiche per il lavoro e la valutazione dei risultati.

23. Le organizzazioni di volontariato sono tenute a fare propria una cultura della comunicazione intesa come strumento di relazione, di promozione culturale e di cambiamento, attraverso cui sensibilizzano l’opinione pubblica e favoriscono la costruzione di rapporti e sinergie a tutti i livelli. Coltivano e diffondono la comunicazione con ogni strumento privilegiando - dove è possibile - la rete informatica per migliorare l’accesso alle informazioni, ai diritti dei cittadini, alle risorse disponibili. Le organizzazioni di volontariato interagiscono con il mondo dei mass media e dei suoi operatori perché informino in modo corretto ed esaustivo sui temi sociali e culturali di cui si occupano.

24.Le organizzazioni di volontariato ritengono essenziale la legalità e la trasparenza in tutta la loro attività e particolarmente nella raccolta e nell'uso corretto dei fondi e nella formazione dei bilanci. Sono disponibili a sottoporsi a verifica e controllo, anche in relazione all’organizzazione interna. Per esse trasparenza significa apertura all'esterno e disponibilità alla verifica della coerenza tra l'agire quotidiano e i principi enunciati.


 
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