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In ITALIA - L'italia e l'italiano per stranieri

In Italia

17. BENVENUTI IN CASA BA

LE TASSE

 




SCENA 0

NAPOLITANO: Voglio veramente inviare l’augurio più affettuoso a tutte le italiane e gli italiani di ogni età, di ogni condizione sociale, di ogni idea politica che festeggiano insieme questo nostro grande compleanno!

PRESENTATORE: Grazie presidente, grazie di cuore, tanti auguri presidente!

TERESA: Anna mi ha detto di passare, avete bisogno di una mano?

SALIF: Veramente no! I ragazzi si stanno dando molto da fare.

ANNA: Sorpresa!

TERESA: Anna! Che c’è?

ANNA: l’isola di Pag!È venuta qui da te…

TERESA: Cosa?

Alcuni giorni prima…

SCENA 1

SALIF: Fela, secondo me devi fare una copertina gialla con una bella stella verde…

FELA: Ma zio! Non posso stampare la mia tesi con un pezzo della bandiera del Senegal!

SALIF: E perché no?

FELA: Preferisco una cosa più sobria… Bisogna che io decida con calma

SALIF: Certo, bisogna che tu ci pensi benePer ora è meglio che noi cambiamo discorso... Il professore cosa dice?

FELA: Per ora è contento!

SALIF: Senti, Fela… sto cercando di lavorare su un’idea … l’associazione culturale ormai è nata ed è ora di organizzare i viaggi in Senegal. Voglio che i viaggiatori chiudano il loro viaggio con una novità: un piccolo corso di pittura batik… in questo modo imparano un’arte tipica del nostro paese e riportano a casa anche un ricordo…

FELA: È un’ottima idea… mi piace! Ma senti zio…

SALIF: Dimmi.

FELA: In questi mesi ho letto tante opere di Léopold Sédar Senghor… e abbiamo anche organizzato una lettura pubblica… perché non aiutiamo i viaggiatori a conoscere Senghor prima di partire? Invitiamo qui qualcuno che legga le sue poesie!…

SALIF: Benissimo! Metterò anche questo sul volantino pubblicitario che sto preparando…

FELA: Ti darò qualche notizia io magari… ora scappo in legatoria… è ora di pensare alla tesi!

SALIF: Bravo!

Più tardi…

SCENA 2

ANNA: Teresa! Buongiorno!

TERESA: Ciao, Anna! Come va?

ANNA: Bene, grazie, anche se si sente la mancanza di mamma. Fela ha portato Mansur a scuola e io devo portare queste carte da Giulio in redazione...

TERESA: E come va la sua schiena? Olga mi aveva detto che non stava bene…

ANNA: Penso che Giulio cominci a guarire… ma deve fare molta attenzione. Questi problemi alla schiena possono tornare all’improvviso.

TERESA: Già! Io invece vado al lavoro più tardi ma devo passare in banca. Mi hanno accreditato lo stipendio e devo prelevare i soldi dell’affitto!

ANNA: Lo so, lo so… anche Salif è sempre a fare i conti!

TERESA: Beh sì… io vivo solo con il mio stipendio di insegnante e tra affitto e spese varie non è facile… ma non mi lamento… ho un lavoro, una casa e tanti amici!

ANNA: La mamma dice sempre: speriamo che Anna trovi presto un lavoro soddisfacente!

TERESA: Lo troverai di certo! Ora vado... Ci vediamo nel pomeriggio?

ANNA: Va bene!

TERESA: Anzi, scendiamo insieme, così ti dò un passaggio in redazione!

ANNA: Grazie!

Più tardi…

SCENA 3

FELA: Mi sembra che abbiamo preso tutto… pane, latte, pastasciutta, sale… hai tu l’altra busta del supermercato? Quella con i prodotti per l’igiene?

ANNA: Sì, eccola.

FELA: Controlla se c’è tutto.

ANNA: Allora… il rasoio per Salif… la spugna naturale per Mansur… sapone, dentifricio e shampoo alla camomilla per me… non manca nulla! I detersivi per il bagno non li ho presi! Aspetto che finiscano quelli vecchi!

FELA: Ottimo…. Ora vado un po’ a lavorare al computer…

ANNA: E io mi prendo un po' di riposo... siamo stati bravi... sai cosa dice sempre Salif?

FELA: Cosa?

ANNA: “Penso che voi facciate molto, tutti!”

FELA: Dice così anche di me?

Nel frattempo…

SCENA 4

MAESTRO MANZI: Cari amici, buonasera! Eccoci di nuovo insieme per imparare a leggere e scrivere. Io direi però di più: per imparare a conoscere meglio il mondo e noi stessi!

FELA: Curioso questo vecchio programma… negli anni Cinquanta molti italiani parlavano solo il dialetto… non sapevano né leggere né scrivere… e cfr la televisione li ha aiutati a imparare la lingua italiana

Intanto Teresa…

SCENA 5

TERESA: Capisco che non è facile decidere cosa fare dopo il liceo. Per questo qui a scuola, nell’ambito dell’orientamento in uscita cerchiamo di darvi dei consigli… a te cosa piacerebbe?

STUDENTE: Sono indeciso… vorrei andare all’Università ma la mia famiglia ha dei problemi economici… quindi vorrei cominciare a lavorare e aiutare i miei genitori…

TERESA: Forse puoi pensare a un corso di formazione post-diploma come un IFTS, un percorso di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore… in questo modo sarai specializzato e preparato ma potrai lavorare presto…

STUDENTE: A me piace molto disegnare….

TERESA: Ci sono molti corsi di formazione superiore o laurea triennale di base per grafici o per design…

STUDENTE: Mi piacerebbe imparare a disegnare anche con il computer….

TERESA: Se vuoi ti cerco le informazioni per questi corsi… ce ne sono tanti…

STUDENTE: Grazie, professoressa, mi aiuterebbe proprio!

Poco dopo…

SCENA 6

TERESA: Grazie, Salif! Volevo scaricare su una chiavetta la busta paga ma il mio computer non funziona!

SALIF: Come fai a scaricarla?

TERESA. Ecco… devo andare sul sito http://stipendipa.tesoro.it, perché ormai nella Pubblica Amministrazione hanno sostituito le buste paga cartacee con quelle digitali.

SALIF: È giusto… e poi così puoi vederla da casa e, se non ti serve, puoi evitare di stamparla…

TERESA: E risparmiare carta!

SALIF: Con Anna in casa siamo sempre attenti a queste cose!

TERESA: Ecco… inserisco il mio codice fiscale e la password… ecco qui il cedolino del mio stipendio! Vediamo un po’… ecco… sì, mi pare che ci siano tutte le informazioni….

SALIF: Non saprei come leggerlo! Io non ho la busta paga, perché con la mia attività del negozio sono un lavoratore autonomo e per questo ho dovuto aprire una partita IVA...

TERESA: Guarda… questo è il mio stipendio... e queste sono le ritenute... in parte sono le tasse e in parte vanno per l'assistenza sanitaria e per la pensione...

SALIF: Io invece dovrei pensarci da solo alla mia pensione... Chissà forse la vecchiaia la trascorrerò in Senegal con tutta la mia famiglia...

TERESA: Ma anche in Senegal avrai bisogno di una pensione...

SALIF: Eh, già!

Il giorno dopo…

SCENA 7

FELA: È ancora lontano questo posto?

ANNA: Non essere pigro!

FELA: Ma tu credi che io dorma tutto il giorno? Almeno dimmi dove stiamo andando...

ANNA: Devo ritirare un pacco che ha mandato la mamma per Teresa...

FELA: E cosa c’è di tanto speciale?

ANNA: Qualcosa che c’è solo in Croazia…

FELA: Un po’ del vostro mare?

ANNA: Eh no… c’è il segreto delle donne croate…

FELA: Il segreto delle donne croate?

ANNA: Purtroppo non di tutte… ma di mia zia sicuramente…

FELA: Sono curioso ma… c’è ancora molto da camminare?

ANNA: Forza, Fela... che dopo ho un appuntamento con una ragazza tunisina amica di Lucia...

Più tardi...

SCENA 8

ANNA: Ciao tu sei Solua?

NASFI: Sì.

ANNA: Piacere Anna.

SOLUA: Solua piacere.

ANNA: Lucia mi ha parlato di te... sono contenta di conoscerti...

NASFI: Sono contenta anchio...

ANNA: Da quanti anni vivi in Italia?

NASFI: Sono arrivata qui nove anni fa dal 2002, praticamente.

ANNA: Come mai hai deciso di lasciare il tuo paese?

NASFI: Per motivi di studio a dire il vero, il primo anno l’ho fatto in Francia, a Parigi, perché avendo la mamma medico voleva assolutamente che studiassi medicina ma non mi piaceva molto, per quel motivo mi sono trasferita qui a Roma e mi sono iscritta a fisioterapia, qui all’università di Roma e mi sono laureata e ora lavoro in questo campo.

ANNA: Non solo la Tunisia, ma tutto il Nord Africa in questo periodo sta vivendo grandi trasformazioni? Dall'Italia come partecipi a questa realtà del tuo paese?

NASFI: Cerco di partecipare attivamente. Noi prima di quello che è successo in Tunisia, tranite i social network, i tunisini di tutto il mondo, tranne quelli che vivono già in Tunisia, ci siamo mobilitati attivamente: è stato il nostro mezzo per abolire la censura, per permettere la libertà di espressione, per comunicare, per spalancare le porte della democrazia e questo pure è stato fatto grazie all’associazione che è qui in Italia, Ponte Onlus, che ci ha permesso di comunicare tra noi, di avere più libertà di espressione e di cercare di aprire le menti e di invitare ciascuno di noi a pensare con la propria testa e speriamo di continuare a fare questo lavoro affinché veramente questo processo democratico vada a buon fine…

OLGA: Arabo e francese sono le lingue diffuse in Tunisia, che difficoltà hai incontrato nell'apprendere la lingua italiana?

NASFI: A dirti il vero nessuna: noi siamo cresciuti con la Rai, con Calimero, con lo Zecchino d’oro, con Topo gigio, quindi nessunissima. Veramente è stato facilissimo… poi, essendo di madre lingua francese, essendo tutte e due lingue latine, è stato veramente una passeggiata. Lo parlo da quando ero piccola… non ho nessun merito!

ANNA: Grazie, Solua. E’ stato un piacere incontrarti.

SOLUA: Di nulla, grazie a te.

Nel frattempo…

SCENA 9

FELA: Bella!

SALIF: Fela! Hai tu le chiavi della macchina?

FELA: Sì, zio, le avevo messe qui… non so dove si nascondano

SALIF: Si nascondono? Da sole?

FELA: Eh… le avevo messe proprio qui…

SALIF: Fela! Sei proprio un disordinato! Credo che voi giovani passiate il tempo a sognare, certe volte….

FELA: No… ero distratto…

SALIF: Cerchiamo, cerchiamo, forza!

FELA: Aspetta… devo farti vedere una cosa…

SALIF: Devo uscire velocemente… c’è un fornitore che mi aspetta in negozio!

FELA: Ma aspetta! Guarda!

MASCHERA NEGRA

Léopold Sédar Senghor politico e poeta



SALIF: Fela! … non riesco a dire nulla… questo è… i colori del Senegal… il mio Senghor…

Nel pomeriggio…

SCENA 10

TERESA. Posso farti una domanda, Anna?

ANNA: Certo.

TERESA: Guardavo questa cartina dell’Italia, quella che Olga chiama la sua Italia unita… e mi chiedevo… cosa spinge una donna croata a occuparsi della nostra storia? A realizzare una cosa così?

ANNA: È normale che tu lo chieda. Anch’io me lo chiedo. Ma c’è qualcosa…

TERESA: Mi piacerebbe davvero capirlo. Racconto sempre ai miei studenti di Olga, di come ha imparato la lingua italiana, di come le piace scrivere in italiano e della passione che ha per la nostra storia…

ANNA: Sai, la storia del nostro Paese è molto complicata… anche noi abbiamo combattuto tanto per la nostra indipendenza, abbiamo sofferto, anche noi siamo stati parte dell’Impero asburgico… quando mamma ha cominciato a conoscere la storia italiana ha scoperto tanta sofferenza e il desiderio di diventare uno Stato libero, con la propria identità… la stessa voglia che avevano i Croati…

TERESA: È bellissimo quello che stai dicendo e come partecipi alla passione di tua madre… vedo che c’è una nuova foto sulla sua cartina…

ANNA: Ah. È il gonfalone di Bergamo…

TERESA: Il simbolo ufficiale del Comune…

ANNA: Sì, me l’ha dato Giulio. È stato a Bergamo per un’intervista e ha pensato a Olga... Sai che Bergamo si chiama Città dei Mille?

TERESA: È vero… da questa città sono partiti tanti cittadini, quasi 180, per andare a combattere con Garibaldi…

ANNA: È un’altra città che prima o poi mamma vorrà visitare...

TERESA: Il suo amore per l’Italia è bellissimo!

Quella sera…

SCENA 11

ANNA. Finalmente! E' davvero prezioso...

Più tardi…

SCENA 12

SALIF: Non mi pare vero che tutti dormano già… Guardiamo cosa c’è in televisione...

PRESENTATORE: Presidente! Accogliamolo con un altro applauso!

ANNA: Guarda, c'è il Presidente della Repubblica che partecipa alla Notte Tricolore... sai che prima parlavo con Teresa di Bergamo, un’altra città dove è stato il Presidente Napolitano...

SALIF: Che cosa è successo a Bergamo?

ANNA: È stata una città importante per il Risorgimento e il Presidente ci è andato per partecipare alle celebrazioni dell’unità d'Italia!

SALIF: Bene!

NAPOLITANO: Voglio veramente inviare l’augurio più affettuoso a tutte le italiane e gli italiani di ogni età, di ogni condizione sociale, di ogni idea politica che festeggiano insieme questo nostro grande compleanno!

PRESENTATORE: Grazie presidente, grazie di cuore, tanti auguri presidente!

TERESA: Anna mi ha detto di passare, avete bisogno di una mano?

SALIF: Veramente no! I ragazzi si stanno dando molto da fare.

ANNA: Sorpresa!

TERESA: Anna! Che c’è?

ANNA: l’isola di Pag! È venuta qui da te…

TERESA: Cosa?

ANNA: E’ un merletto dell’isola di Pag! Direttamente dalla Croazia!

TERESA: Per me?

ANNA: Sì, l'ha mandato mamma... Buon compleanno Teresa!

TERESA: Grazie! A Olga non sfugge proprio niente!

SALIF: Auguri, Teresa!

TERESA: Grazie!

SALIF: Ma mi spiegate cos'è?

ANNA: Il merletto dell’isola di Pag è famosissimo… è prezioso, difficilissimo da realizzare… uno dei prodotti più belli del nostro artigianato… Pensate persino gli imperatori austriaci lo adoravano… e avevano sempre a corte due creatrici di merletti originarie dell'isola…

TERESA: È stupendo… ma… chi lo ha fatto?

ANNA: L’ha fatto Irina, la cugina di mamma… una delle ultime artigiane dell’isola di Pag!!

TERESA: Oh! Profumo di Croazia!

SALIF: E speriamo che anche Olga torni presto!

Continua...

LE PAROLE DELL’ITALIANO

Oggi Olga e Anna hanno fatto la spesa: hanno comprato tutte le cose che servono per l’igiene personale. Approfittiamo di loro per ripassare i nomi dei prodotti più utili:

OLGA: Controlla se c’è tutto.

ANNA: Allora… il rasoio per Salif… la spugna naturale per Mansur… sapone, dentifricio e shampoo alla camomilla per me… non manca nulla! I detersivi per il bagno non li ho presi!

Passiamo adesso a un altro argomento. Riprendiamo il congiuntivo presente dei verbi in -are, dei verbi in -ere e dei verbi in -ire. Sentiamo il congiuntivo presente dei verbi in -are.

SALIF: Certo, bisogna che tu ci pensi bene

TERESA: Io credo che tu ami tantissimo i tuoi ragazzi!

OLGA: Penso che Giulio cominci a guarire

SALIF: ............Per ora è meglio che noi cambiamo discorso...

SALIF: .............Credo che voi giovani passiate il tempo a sognare

OLGA: Io spero che i miei figli trovino un lavoro soddisfacente!

Avete sentito? “Bisogna che tu ci pensi”, “Penso che Giulio cominci a guarire”, “Spero che i miei figli trovino un lavoro”. Adesso, ripetiamo tutto il congiuntivo presente di lavorare: io lavori, tu lavori, lui o lei lavori, noi lavoriamo, voi lavoriate, loro lavorino. Il congiuntivo presente dei verbi in -ere e in -ire non finisce in –i, ma in –a. Sentiamo qualche esempio per il congiuntivo presente dei verbi in -ere:

FELA: ........Bisogna che io decida con calma

OLGA: È normale che tu lo chieda.

FELA: ..........Invitiamo qui qualcuno che legga le sue poesie!

Voglio che i viaggiatori chiudano il loro viaggio con una novità

E adesso sentiamo qualche esempio per il congiuntivo dei verbi in –ire.

FELA: Ma tu credi che io dorma tutto il giorno?

OLGA: Non mi pare vero che tutti dormano già

Ricapitolando, il congiuntivo presente di un verbo in –ere come spendere è io spenda, tu spenda, lui o lei spenda, noi spendiamo, voi spendiate, loro spendano. Invece, il congiuntivo presente di un verbo in -ire come sentire è io senta, tu senta, lui o lei senta, noi sentiamo, voi sentiate, loro sentano.

Una piccola aggiunta: i verbi in –ire come finire, che al presente fanno finisco, al congiuntivo presente fanno io finisca, tu finisca, lui finisca, noi finiamo, voi finiate, loro finiscano. Sentite per esempio Anna:

ANNA: ......Aspetto che finiscano quelli vecchi!

Già sappiamo che il congiuntivo si adopera dopo verbi come penso o credo, cioè dopo verbi che esprimono un’opinione personale: “Penso che Giulio cominci a guarire”, dice Olga, “Credo che voi giovani passiate il tempo a sognare”, dice Salif. Dobbiamo sempre seguire questa regola quando scriviamo, o quando vogliamo parlare molto bene. Ma nella lingua di tutti i giorni, dopo penso che, credo che il congiuntivo può mancare, e al suo posto possiamo trovare l’indicativo. Olga ha detto “Penso che Giulio cominci a guarire”. Ma parlando in famiglia, potrebbe dire: “Penso che Giulio comincia a guarire”, usando il presente indicativo, e io, che pure faccio il professore, non lo considererei un errore!

Vi ricordate?

In italiano ci sono anche altri modi per esprimere un’opinione, un parere personale: prima diciamo secondo me o a mio parere, e poi aggiungiamo quello che vogliamo dire. I nostri amici ci hanno fatto conoscere questi altri modi nella puntata 12 della III serie. Ve ne ricordate?

Riprendere da Le parole dell’italiano III, 12 le seguenti battute:

ANNA: Secondo me, siamo sempre in tempo per fare qualcosa di importante…

LUIS: A mio parere, ci vogliono competenze, bisogna conoscere i materiali…

Piccola storia dell’italiano

L’italiano in televisione

A metà del secolo scorso, ha detto Fela oggi, molti italiani parlavano solo il dialetto… non sapevano né leggere né scrivere… e la televisione li ha aiutati a imparare la lingua italiana… è proprio così. Intorno al 1950, l’italiano non era ancora la lingua di tutti gli italiani. La maggior parte di loro continuava a comunicare in dialetto, l’unica lingua che conosceva. Dal 1950 a oggi, la conoscenza e l'uso della lingua italiana si sono diffusi grazie alla scuola, grazie allo sviluppo economico, ma soprattutto grazie alla televisione. Televisione è una parola moderna, ma viene dalla combinazione di due parole antiche: tele è un pezzettino di parola che in greco antico significava ‘lontano, a distanza’, visione è una parola che indica l’azione del vedere, e viene direttamente dal latino. Ma torniamo alla storia dei rapporti fra televisione e lingua italiana. In questa storia, un posto molto importante spetta a una trasmissione intitolata "Non è mai troppo tardi", che la Rai ha mandato in onda circa 50 anni fa: era quella che Fela stava vedendo al computer. Questa trasmissione, condotta dal bravissimo maestro Alberto Manzi, ha portato l’italiano nelle case di milioni di cittadini che non sapevano né leggere né scrivere e che parlavano solo in dialetto. In tempi più vicini a noi, Rai Educational ha dedicato alla lingua italiana sia programmi d’intrattenimento come Parola mia sia programmi per l’istruzione dei cittadini stranieri: programmi come Cantieri d’Italia, nato dalla collaborazione fra Rai Educational e il Ministero dell’Interno, e come In Italia, nato dalla collaborazione fra Rai Educational e il Ministero dell’Istruzione, ormai giunto alla quarta serie. Buona visione e buon italiano a tutti da Rai Educational!

LA BUSSOLA

Come leggere una busta paga. Le imposte e le tasse.

SCENA 2

A Teresa hanno accreditato sul conto corrente bancario lo stipendio. Deve prelevare i soldi per pagare l’affitto e le spese varie.

Avete mai provato a leggere con attenzione una busta paga?

La busta paga è, innanzitutto, un documento obbligatorio, che il datore di lavoro deve consegnare al lavoratore subordinato.

Saper leggere e capire una busta paga è per tutti difficile.

Nella busta paga troviamo, infatti, un elenco di date e di sigle, con accanto una serie di numeri.

La somma e la sottrazione di questi numeri tra di loro vanno a formare la cosiddetta retribuzione netta, cioè quella che il lavoratore riceve effettivamente.

Teresa che svolge attività di lavoro subordinato in quanto è un’insegnante ha la sua busta paga. Invece Salif, che ha un’attività autonoma, non ha la busta paga.

SCENA 6 (da Teresa: “Vediamo un po … ecco si)



Ma vediamo nello specifico quali sono le cose più importanti elencate in una busta paga.

Innanzitutto c’è la retribuzione.

Una parte della retribuzione è data al lavoratore solitamente ogni mese. Questa parte è formata da alcuni elementi fissi: come ad esempio la paga base, (cioè la paga minima stabilita nei contratti collettivi nazionali di lavoro), gli scatti di anzianità (cioè dagli aumenti che vengono corrisposti man mano che gli anni di lavoro passano) e le indennità varie previste dai contratti collettivi applicati dall’azienda dove si lavora. Inoltre la retribuzione è formata da elementi variabili , come ad esempio, il lavoro straordinario, le indennità per turni, per lavoro notturno, per disagiata sede, per trasferta, gli assegni per familiari a carico, il lavoro festivo, e così via.

Infine, una volta all’anno, il lavoratore percepirà anche le mensilità aggiuntive come la tredicesima mensilità o la quattordicesima mensilità, se previste dal Contratto Collettivo nazionale di riferimento.

Infine, c’è una parte della retribuzione accantonata di anno in anno. Questo è il Trattamento di fine rapporto (il TFR) che tutti conosciamo con il nome di liquidazione.

Nella busta paga sono anche indicate le cosiddette ritenute previdenziali e le ritenute fiscali. Queste sono somme di denaro che non vengono pagate al lavoratore ma vengono detratte (cioè sottratte) dalla retribuzione lorda.

Queste somme sono direttamente corrisposte dal datore di lavoro all’istituto previdenziale di appartenenza: INPS, INPDAP, altri enti previdenziali di categoria per i contributi previdenziali, e allo Stato per pagare l'imposta sul reddito dovuta dal lavoratore o altre eventuali imposte.

Una piccola somma viene sottratta dalla retribuzione lorda per il pagamento dell’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, necessaria per ricevere l’assistenza sanitaria presso le Aziende Sanitarie e gli Ospedali pubblici o convenzionati.

I contributi previdenziali formeranno la pensione che spetterà al lavoratore quando avrà raggiunto i requisiti previsti dalla legge (di età anagrafica e anzianità contributiva), per non lavorare più e godere del meritato riposo.

Invece, l’imposta sul reddito, più conosciuta come IRPEF, è obbligatoria, non solo per il lavoratore dipendente, ma anche per il lavoratore autonomo, per chi è proprietario di un immobile e lo dà in affitto, o per chi svolge una attività di impresa e cosi via.

Le imposte al lavoratore dipendente vengono sottratte direttamente dallo stipendio. Invece chi ha una attività commerciale o fa un lavoro autonomo, come Salif, è obbligato a pagarle a parte. In questo caso, potrà trovare una valida assistenza nel fare la “denuncia dei redditi” al CAF (Centro Assistenza Fiscale).

Pagare le imposte, come quella sul reddito, che non è l’unica, è un dovere. Con questo denaro lo Stato italiano può costruire e gestire strade, scuole, ospedali, pagando anche chi lavora per lo Stato e, quindi, per tutti noi, come gli insegnanti, i medici e i giudici.

Ovviamente siamo tenuti a pagare le tasse in modo “proporzionale” a quello che guadagniamo.

Lo afferma la Costituzione Italiana all’art. 53 (art. 53 Costituzione): “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Quindi, se guadagniamo diecimila euro all’anno, paghiamo una percentuale su questa somma (cioè sul nostro reddito) più bassa rispetto a quella da pagare se guadagnassimo trentamila euro e così via.



http://stipendipa.tesoro.it

www.inps.it

www.inpdap.it


 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai