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In ITALIA - L'italia e l'italiano per stranieri

In Italia

14. BENVENUTI IN CASA BA

LA MEDIAZIONE CIVILE

 


SCENA 0

SALIF: Non posso crederci…

OLGA: Salif! Sono tornata! Cosa guardi? Oh no, no, noooo!

Alcuni giorni prima…

SCENA 1

FELA: Coraggio, Chen… vedrai che riuscirai a passare il test!

CHEN: Sono preoccupato!

FELA: Ma sei preparato! L’italiano ormai lo parli bene… sei qui da cinque anni!

CHEN: Speriamo…

FELA: Domani a che ora hai l’esame?

CHEN: Domattina alle dieci.

FELA: Ah senti… avrei bisogno del tuo aiuto…

CHEN: Certo! Che cosa ti serve?

FELA: Il negozio dello zio ha un reparto fantastico di tè ma lui vorrebbe approfondire la cultura del tè, con dei libri e con qualche pomeriggio a tema… in Africa lo usiamo molto, abbiamo tutto un rituale… ma volevamo sapere qualcosa sui rituali cinesi…

CHEN: Ah! Noi abbiamo un personaggio straordinario nella nostra storia… Lu Yu… detto il dio del tè… era un poeta vissuto sotto la dinastia Tang che ha scritto, nel 758, il famoso “Canone del tè”, un’opera straordinaria che parla di tutti i tipi di tè, delle sue coltivazioni, del modo di prepararlo… sì, penso proprio di poter aiutare tuo zio!

FELA: Lo sapevo che eri la persona giusta, Chen! Però prima devi superare il test… quindi buona fortuna!

CHEN: Grazie, Fela! E io, per stare tranquillo, guarda cosa ho qui!

FELA: Cos’è?

CHEN: L’ideogramma che significa FORTUNA… anche se ho studiato… ce ne vuole, no?

FELA: Ce ne vuole sempre un po’! Ma allora devo chiederti un favore: dopo il test mi presteresti il tuo portafortuna per la tesi?

CHEN: Con piacere!

Nel frattempo…

SCENA 2

OLGA: Ma sei sicura che non ci sia un altro modo?

TANIA: Sono molto arrabbiata, perché il proprietario del mio appartamento non vuolerestituirmi i soldi che ho spesoperriparareil tubo dell'acquae per ridipingere l'intera parete della camera da letto rovinata dalla perdita del tubo. Eppure l'avevo avvisato! Adriano dice che dobbiamo fargli causa, io invece ho letto che nelle questioni tra i proprietari di una casa e gli affittuari, prima di andare dal giudice, si deve fare un tentativo di conciliazione...

OLGA: Che vuoi dire?

TANIA: Voglio dire che dobbiamo cercare un accordo con l'aiuto di un Mediatore Civile...

OLGA: E chi sarebbe?

TANIA: Sul sito del Ministero della Giustizia (www.giustizia.it) si trova l'elenco degli Organismi di mediazione che possono aiutarci a risolvere le questioni senza fare una causa in tribunale. Posso chiederti un favore?

OLGA: Con piacere!

TANIA: Potrei utilizzare il tuo computer?

OLGA: Ma certo, quando vuoi! Comunque ho già sentito parlare di Mediazione civile da Giulio che aveva un problema simile… se vuoi gli chiedo il numero di telefono!

TANIA: Magari!

Più tardi…

SCENA 3

OLGA: Buongiorno, amore!

SALIF: Olga! Che sorpresa! Come mai da queste parti?

OLGA: Sono andata a comprare alcune cose per Anna… si è messa in testa di fare il pane in casa…

SALIF: Anna è una ragazza attiva… e le piace rendersi utile…

OLGA: È vero… soprattutto se può preparare qualcosa di salutare! Che stai facendo?

SALIF: Sto cercando alcuni indirizzi per cominciare a pubblicizzare il turismo responsabile in Senegal… voglio contattare alcune associazioni e forum di viaggiatori…

OLGA: Puoi farmi un favore? potresti andare tu a prendere Mansour?

SALIF: Volentieri!

OLGA: E poi potresti stare con lui nel pomeriggio? È da tanto che vorrebbe vedere quel cartone animato che danno al cinema…

SALIF: Ma certo! Da quando siamo tornati dal Senegal abbiamo avuto poco tempo per stare insieme… ci penso io!

OLGA: Grazie, Salif. A più tardi!

Intanto Tania…

SCENA 4

INSEGNANTE. In questo video abbiamo visto alcune espressioni che no iitaliani usiamo in certe occasioni, come per esempio in occasione del compleanno di un nostro amico noi diciamo ‘buon compleanno’ (lo scrive) oppure possiamo dire ‘tanti auguri’. Tania, per esempio, tu sei di quale nazionalità?

TANIA: Ucraina.

INSEGNANTE: E al tuo paese buon compleanno come si dice?

TANIA:

INSEGNANTE: Verresti a scriverlo? Così vediamo la differenza?

TANIA: Sì.

INSEGNANTE: Grazie. Alcune espressioni che noi italiani usiamo in alcune occasioni, come per esempio la laurea di un nostro amico o quando un nostro amico svolge un lavoro eccellente o supera un esame in modo buono, noi diciamo ‘complimenti’ ‘congratulazioni’. Tu, per esempio, Saladi, di quale nazionalità sei?

SALADI: Bangladesh

INSEGNANTE: E nel tuo paese come si dice ‘complimenti’?

SALADI:

INSEGNANTE: Tatiana, tu di quale nazionalità sei?

TATIANA:Venezuelana.

INSEGNANTE: E da voi nel vostro paese, al matrimonio di un tuo amico oppure quando nasce un bambino, che cosa dite?

TATIANA: Nel mio paese si può dire ‘felicidades’ ‘en ora buena’ oppure si può dire ‘felicidationes’

INSEGNANTE: Quindi molto simile all’italiano. Va bene, in questa lezione abbiamo imparato alcune espressioni che noi italiani usiamo in certe occasioni, come per esempio buon compleanno!

TUTTI: Buon compleanno!

INSEGNANTE: Complimenti!

TUTTI: Complimenti!

INSEGNANTE: Felicitazioni!

TUTTI: Felicitazioni!

INSEGNANTE: Rallegramenti!

TUTTI: Rallegramenti!

INSEGNANTE: Rallegramenti!

TUTTI: Rallegramenti!

Poco dopo…

SCENA 5

OLGA: Ti ho portato tutto. Lievito, farina… pomodori e spinaci e mozzarella… ma che ci vuoi fare?

ANNA: Voglio fare un bel pane fatto in casa. Buono e genuino.

OLGA: E con gli spinaci?

ANNA. Poi vedrai…

OLGA: Mi fa piacere che ti dedichi alla cucina e alla nostra salute!

ANNA: Il pane fatto in casa poi è buonissimo… senti, mi dai una mano per favore? Prendi un po’ di olio e inizia a impastare…

OLGA: Mi dispiace slate mojo, ma proprio non posso… sono in ritardo! Corro in redazione a lavorare! A più tardi!

ANNA: Va bene… ciaooo!

ANNA: Allora… adesso devo combinare i colori… è fondamentale…. Poi lascerò lievitare per tutta la notte e … vedrai, mamma!

Nel pomeriggio…

SCENA 6

OLGA: Shukri Said vive in Italia da molti anni... ha recitato nella parte del carabiniere in uno sceneggiato televisivo... è il portavoce dell'associazione Migrare...

Il giorno dopo…

SCENA 7

SALIF: Come va con la storia del tubo che perde?

TANIA: Ho telefonato alla persona che mi ha indicato Olga e adesso stiamo cercando di risolvere pacificamente…

SALIF: Meglio così!

TANIA: E proprio quando mia madre è venuta a trovarmi!

SALIF: Almeno hai un aiuto…

TANIA: Eh sì… soprattutto con il bambino… per questo sto approfittando per finire il mio corso al CTP!

SALIF: Presto saprai l’italiano meglio di tutti noi!

TANYA: Lo faccio soprattutto per mio figlio. È nato in Italia, è figlio di un italiano. Mi sembra giusto che sua madre sappia bene questa lingua!

SALIF: Sono d’accordo con te… allora facci sapere per quella questione, eh?

TANIA. Senz’altro Salif!

SALIF: Buona giornata!

Più tardi…

SCENA 8

FELA: Chen! Allora? Com’è andato il test?

CHEN: È andato benissimo!! Avevo 60 minuti di tempo. Mi hanno fatto leggere ed ascoltare dei brani e rispondere ad alcune domande, poi ho dovuto scrivere un piccolo testo in italiano.

FELA: Sono contentissimo!

CHEN: E tu come stai?

FELA: Sto sistemando la sala per la serata di venerdì. Leggeremo alcune poesie di Senghor… vieni anche tu?

CHEN: Certo. E se vuoi, posso preparare un tè cinese!

SALIF: Ecco cosa possiamo offrire ai nostri clienti!

CHEN: Buongiorno, Salif!

SALIF: Buongiorno, Chen! Grazie del tuo aiuto! Mi è venuta un’idea…

FELA: Poveri noi!

SALIF: Allora… perché non offriamo tanti tipi di tè diverso, ciascuno preparato secondo le usanze del paese di provenienza?

CHEN: È un’ottima idea…

FELA: Però è un’idea troppo bella… dedichiamole una serata speciale!

SALIF: Cosa hai detto? Che tuo zio ha avuto una bella idea!!!?? Incredibile!

FELA: Ma dai zio!

CHEN: Fela ha ragione. Nella serata dedicata a Senghor lei può preparare il suo famoso tè senegalese…

SALIF: La mia specialità!

CHEN: E nei prossimi giorni, se vuole, l’aiuto a organizzare una serata a tema sul tè… magari con letture dal “Canone del tè” di Lu Yu…

FELA: Bravo, Chen!

SALIF: Siamo d’accordo allora!

FELA: Sì.

SALIF: Giovani, lavorare!!

Quella sera…

SCENA 9

OLGA: Ecco qua. È pronto. Chiamate Mansur?

FELA: Mansur è là, ci metterà un po’ Si sta lavando le mani… ANNA: Gli piace fare tanta schiuma con il sapone… gli ho detto che non deve fare così… che inquina il pianeta!

FELA: Ma figurati! Non può ancora capire queste cose!

ANNA: Queste cose si capiscono da piccoli, Fela!

SALIF: Buoni! Intanto sedetevi a tavola voi, io vado a vedere cosa fa Mansur!

OLGA. Che fai Anna? Non ti siedi?

ANNA: No, aspetta… devo farti vedere una cosa… ci ho messo un po’ a prepararlo però… eccovi…) Il pane tricolore!

FELA: Il pane tricolore!

ANNA: Sì, l’altro giorno mamma parlava della bandiera italiana e della bandiera croata e mi è venuto in mente di regalarle questo pane che fa pensare alla bandiera italiana…

OLGA: Che bello!

ANNA: Allora il verde è fatto con gli spinaci… il rosso con i pomodori… e questo bianco l’ho fatto con la farina raffinata…

FELA: Brava! Qualcosa sai fare allora in cucina…

ANNA: FELA!!!

OLGA: Grazie, Anna.

ANNA: Certo… non potrai metterlo sulla tua cartina dell'Italia unita… però… puoi fargli una foto prima di assaggiarlo!

OLGA. Lo farò… sarà un modo… gustoso… di immaginare la bandiera italiana!

FELA: Il tricolore mi fa pensare a quanta fatica hanno fatto gli italiani non solo per unire il loro Paese…

ANNA: Per cosa?

FELA: La lingua… quando l’Italia era già unita gli italiani non avevano ancora una lingua unica…

ANNA: La lingua è una grande conquista…

FELA: E anche imparare a cucinare bene!

Il giorno dopo…

SCENA 10

OLGA: Shukri Said, lei vive in Italia ormai da tanti anni, dove sono nati i suoi figli, ma qual è la sua storia prima di arrivare in questo paese?

SHUKRI SAID: (Sono) l’ultima di sei figli, una famiglia numerosa, tre fratelli maschi e due sorelle, io ero la sesta figlia e l’ultima, che tutti quanti mi ritenevano la più coccolata che sarebbe rimasta a casa a lungo e invece io sono emigrata prima degli altri.

OLGA: E quanti anni aveva?

SHUKRI SAID: 17 anni e mezzo, e stavo già all’estero.

OLGA: Quando è arrivata che cosa ha fatto come prima cosa?

SHUKRI SAID: Per prima cosa mio padre voleva che io diventassi diplomatico, e quindi ho fatto uno stage all’Ambasciata somala per diventare diplomatico. Poi dopo mi sono resa conto che per me era una cosa molto noiosa e ho cominciato ad andare a Parigi dove ho intrapreso il mestiere di indossatrice e dopo un certo periodo che ho fatto l’indossatrice avevo la necessità di recitare, sono tornata a Roma e mi sono iscritta ad una scuola di teatro.

OLGA: Lei ha fondato l’Associazione Migrare - Osservatorio sul fenomeno dell’immigrazione, con quali finalità?

SHUKRI SAID: Abbiamo costituito l’Associazione Migrare e le sue finalità sono diverse. Una di queste, che noi riteniamo fondamentale, è quella di dare un contraddittorio alla minoranza e quindi un contributo intellettuale di contraddittorio che viene dalla minoranza lo ritenevamo essenziale e lo riteniamo anche tuttora essenziale. L’altra (finalità) è quella di aiutare le istituzioni a comprendere questa fase molto difficile del nostro paese perché sta succedendo qualcosa di estremamente nuovo, e il paese non è abituato.

OLGA: La crescita della presenza straniera in Italia secondo lei come sta cambiando la società italiana nel suo complesso?

SHUKRI SAID: Per esempio, l’emancipazione femminile italiana dipende da colf e badanti, in gran parte. Uno può pensare: «ma come può essere che una badante possa dare un incentivo alla emancipazione femminile?». Invece è così perché quando una donna va in maternità o in famiglia c’è un malato, il primo che perde il posto di lavoro è la donna, viene sacrificato il suo posto di lavoro e per riconquistarlo ha bisogno dell’aiuto della donna straniera.

OLGA: Signora Shukri, grazie per la sua disponibilità, mi ha dato molti spunti di riflessione, e complimenti per il suo lavoro.

SHUKRI SAID: Grazie e complimenti anche a lei.

OLGA: Grazie.

SHUKRI SAID: Arrivederci.

Nel frattempo…

SCENA 11

FELA: Vorrei leggere questa poesia di Senghor per la serata al negozio… “Notturna. Non s'ode neppure il canto della nutrice. Ci culli il silenzio ritmato. Ascoltiamo il suo canto, ascoltiamo battere il nostro sangue oscuro, ascoltiamo battere il polso profondo dell'Africa nella bruma dei villaggi perduti.”

Più tardi…

SCENA 12

SALIF: Non posso crederci…

OLGA: Salif! Sono tornata! Cosa guardi? Oh no, no, noooo!

SALIF: Infiltrazioni!

OLGA. Da casa di Tania!

SALIF: Vernici!

OLGA: Pennelli!

SALIF: Discussioni sul colore!

OLGA. La casa sottosopra!

SALIF: Beh… almeno c’è un lato positivo…

OLGA: E quale?

SALIF: Con Tania non dovremo ricorrere al Mediatore Civile… basterà costringere Adriano a ridipingere le nostre pareti!!

Continua….

LE PAROLE DELL’ITALIANO

Seguendo la famiglia Bà abbiamo imparato tante forme e tanti esempi di cortesia linguistica, abbiamo imparato quelle che io chiamo sempre le parole gentili. Per esempio, abbiamo visto come si chiede il permesso di fare qualcosa: Posso aprire la finestra? Possiamo fermarci un momento? E così via. Oggi impariamo altre espressioni gentili. Come si fa a chiedere un favore in modo cortese? È facile. Sentiamo i nostri amici:

FELA: Ah senti… avrei bisogno del tuo aiuto…

TANYA: ...… posso chiederti un favore?

OLGA: ..............puoi farmi un favore? potresti andare tu a prendere Mansour? ................ E poi potresti stare con lui nel pomeriggio?

FELA: ........Ma allora devo chiederti un favore: dopo il test mi presteresti il tuo portafortuna per la tesi?

Avete sentito: “Avrei bisogno del tuo aiuto, “ Posso chiederti un favore?”, “Puoi farmi un favore?”, “Devo chiederti un favore…”. Notate che dopo una di queste formule, Olga ad esempio ha chiesto: “potresti andare tu a prendere Mansour?” e Fela ha detto: “Mi presteresti il tuo portafortuna?”; cioè non hanno dato un ordine: “Va’ a prendere Mansour” o “Prestami il portafortuna!”, ma hanno fatto una richiesta in modo gentile, con il verbo al condizionale.

A un amico o a un parente, invece, possiamo anche parlare in modo più diretto e familiare. Possiamo dirgli: “Dammi una mano”, oppure: “Mi dai una mano?”, proprio come fa Anna:

ANNA: ................senti, mi dai una mano per favore? Prendimi un po’ di olio

A queste richieste così gentili è difficile dire di no. E infatti i nostri amici rispondono: Volentieri, Con piacere, Certo. Insomma a queste domande di solito non rispondiamo solo , perché vogliamo incoraggiare la persona che ci chiede un favore. E se vogliamo essere ancora più gentili possiamo aggiungere: “Che cosa ti serve?” o “che cosa le serve?” oppure: “di che cosa hai bisogno”? o “Di che cosa ha bisogno?”:

CHEN: Certo! Che cosa ti serve?

CHEN: Con piacere!

SALIF: Volentieri!

SALIF: Ma certo!

Se non possiamo fare quello che ci viene chiesto, allora dovremo dire che ci dispiace, e spiegare perché non possiamo, proprio come fa Olga, che deve correre al lavoro in redazione e non può aiutare Anna:

OLGA: Mi dispiace slate mojo, ma proprio non posso… sono in ritardo!

Vi ricordate?

Avrete sicuramente notato che quando Olga e Fela hanno chiesto un favore, hanno usato verbi al condizionale: Potresti, Faresti, e così via. Noi il condizionale lo conosciamo già: è quello che finisce sempre in –rei, resti, rebbe e così via, come parlerei, leggeresti, finirebbe, canteremmo, scrivereste, dormirebbero. Conosciamo anche il condizionale di alcuni verbi più difficili, come sapere, vedere, venire e volere, dovere e potere. I nostri amici ce li hanno fatti conoscere nella puntata 10 della III serie. Ve ne ricordate?

Riprendere da Le parole dell’italiano III, 10 le seguenti battute:

OLGA: forse sapresti fare la modella davvero…

ANNA (ride): Hai deciso poi per l’Università? Io ti vedrei bene in una facoltà umanistica

ANNA: Beh… grazie a tutti ma… vorrei tranquillizzarvi!

KARIM: Non credo. Lei vorrebbe fare l’architetto

OLGA: Anna, dopo verresti a darmi una mano?...

ANNA: Adesso ho i tacchi… non sono abituata a camminarci… dovrei fare un po’ di allenamento...

ANNA: Fare la modella potrebbe essere il lavoro giusto per me

Piccola storia dell’italiano

1861: fatta l’Italia, bisogna fare l’italiano MANCA LA PAROLA

Quando l’Italia era già unita gli italiani non avevano ancora un’unica lingua, ha detto Fela oggi. È vero. Purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani. Queste parole, scritte da uno scrittore e uomo politico italiano poco dopo il 1861, mostrano che l’Italia era sì unita, ma non tutti gli italiani erano uniti, non tutti si sentivano italiani. La parola italiani per indicare le persone che vivevano in Italia esisteva già da molto tempo: pensate che uno dei primi ad usarla è stato Giovanni Boccaccio nel suo Decameron. Ma appunto, gli italiani erano quelli che vivevano in Italia, non ancora i cittadini d’Italia. Per sentirsi italiani mancava ancora qualcosa: intanto, mancava la lingua. Nel 1861, su venticinque milioni di abitanti, le persone che sapevano usare l'italiano erano al massimo due milioni e mezzo (ossia il 10% della popolazione), e più del 75% degli italiani non sapeva né leggere né scrivere. Fra il 1861 e il 1914 (l’anno dell’inizio della prima guerra mondiale) le cose sono cambiate, anche se molto lentamente. Si è diffusa la scuola, e con la scuola si è diffuso anche l’insegnamento della lingua nazionale; migliaia di ragazzi si sono spostati dal nord al sud e dal sud al nord per fare il servizio militare: per comunicare con gli altri soldati non potevano usare il dialetto della loro zona, dovevano usare l’italiano. Inoltre, nello stesso periodo, molti italiani del sud si sono trasferiti nelle città del nord, più ricche e industrializzate. Gli immigrati e gli abitanti delle città del nord non parlavano lo stesso dialetto, e anche questo ha favorito un po’ la diffusione dell'italiano. Ma la strada per trasformare l’italiano nella lingua di tutti era ancora lunga.

LA BUSSOLA

Il diritto a difendersi in giudizio

Olga e Tania parlano di mediazione civile. Vediamo di cosa si tratta.

Prima di rivolgerci a un giudice, possiamo, e in alcuni casi dobbiamo, chiedere aiuto a un mediatore civile per risolvere agilmente problemi legali di tipo civile o commerciale.

Dobbiamo farlo, ad esempio, se abbiamo problemi con il proprietario della casa dove viviamo in affitto, oppure con la banca dove abbiamo il nostro conto. Anche se abbiamo un incidente stradale o abbiamo problemi con clienti che non pagano, se svolgiamo un’attività commerciale, possiamo chiedere aiuto a un mediatore civile.

In Italia, infatti, con il decreto legislativo n. 28 del 2010 (decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28), è stata introdotta la nuova figura del mediatore civile, che aiuta due o più persone a raggiungere un accordo amichevole.

Per trovare un mediatore civile basta andare sul sito del Ministero della Giustizia. Qui troveremo un elenco degli organismi di mediazione, pubblici e privati e, autorizzati dal Ministero a svolgere questa attività.

Abbiamo visto, ad esempio, il problema che ha Tania con il proprietario dell’appartamento dove abita.

Per risolvere questo problema, Tania dovrà utilizzare il mediatore civile, pagando le spese di mediazione, che sono diverse in base al valore economico della controversia. Gli importi delle spese di mediazione sono fissate in un decreto del Ministero della Giustizia (Decreto del Ministero della Giustizia 18 ottobre 2010 n. 180).

Se non raggiungiamo l’accordo, dovremo rivolgerci al giudice, che deciderà chi ha ragione, applicando la legge.

Ovviamente, quando abbiamo un problema di natura legale, dobbiamo sempre rivolgerci a un avvocato che ci consiglierà la giusta via per risolverlo ed eventualmente ci difenderà nel giudizio.

Se abbiamo un reddito basso e un problema legale di qualsiasi genere (civile, penale, amministrativo, tributario o contabile), lo Stato italiano (legge 29 marzo 2001 n. 134; Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002 n. 115) ci dà la possibilità di difenderci in giudizio con l’assistenza di un avvocato, senza spese: questo è il “patrocinio a spese dello Stato”. Per ottenerlo, si deve avere un reddito non superiore a un importo, stabilito periodicamente dal Ministero della Giustizia. QuestouestoQ importo dal 2009 è di 10.628,16 euro (Decreto 20.1.2009) annui. Successivamente si deve presentare una domanda all’ufficio del magistrato davanti al quale si svolge il processo penale, oppure, in tutti gli altri casi, davanti alla segreteria del consiglio dell’Ordine degli avvocati.

Se la domanda è accolta, l’avvocato, scelto in un apposito albo, sarà pagato dallo Stato.

Non dimentichiamo, infine, che lo Stato Italiano garantisce, a chi è imputato in un processo penale e non ha un difensore di propria fiducia, un difensore d’ufficio, cioè un avvocato, iscritto in un apposito elenco, nominato a richiesta dell'autorità giudiziaria o della polizia giudiziaria (art. 97 del codice di procedura penale). La difesa d’ufficio assicura l’esercizio del diritto alla difesa tecnica nel processo penale. E’ concessa indipendentemente dal reddito. Quindi, le spese del giudizio dovranno essere pagate dall’imputato, a meno che non abbia diritto al patrocinio a spese dello Stato.

Comunque, possiamo sempre rivolgerci agli uffici dei consigli degli ordini degli avvocati che informano il pubblico sul costo dei processi e su cosa bisogna fare per poter chiedere il patrocinio a spese dello Stato e per poter avere il difensore d'ufficio.

Il patrocinio a spese dello Stato e la difesa d’ufficio garantiscono a tutti, indistintamente, il diritto alla difesa in giudizio, che è affermato dall’articolo 24 della Costituzione italiana.

Diversamente dallo Statuto Albertino, Carta Fondamentale del Regno di Italia, che non contemplava il diritto alla difesa, l’art. 24 della Costituzione afferma che tutti, senza distinzioni (cittadini italiani, stranieri e apolidi) possono agire in giudizio, cioè rivolgersi a un giudice imparziale, per tutelare i propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è un diritto “inviolabile”: non può essere cioè limitato in alcun modo.

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