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In ITALIA - L'italia e l'italiano per stranieri

In Italia

10. BENVENUTI IN CASA BA

IL PERMESSO DI SOGGIORNO E L'ACCORDO DI INTEGRAZIONE

 


SCENA 0

FELA: E va bene… arrivederci… anzi, addio…



Alcuni giorni prima…

SCENA 1

SALIF: Le cose come sono andate in questo mese?

KARIM: Sì. Benissimo. Ho dovuto ordinare altri prodotti…

SALIF: Bravo! Sono fiero di te!

KARIM: Grazie, Salif!

SALIF: Hai sempre tante idee e sei un ottimo organizzatore… ascolta: voglio presentare il progetto di turismo responsabile tra il Senegal e l’Italia… e vorrei la tua collaborazione…

KARIM: Davvero? E come?

SALIF: Sono in contatto con un’associazione che organizza i viaggi degli italiani in Senegal, ma voglio proporre un progetto culturale diverso… più ricco...

KARIM: Ad esempio?

SALIF: Vorrei aiutare chi va in Senegal a conoscere il paese prima di partire, potrei organizzare conferenze e incontri qui da noi: potremmo leggere i poeti senegalesi… e tante altre cose...

KARIM: Ottimo! E sai cosa potresti fare? Inserire nel prezzo del viaggio l’iscrizione a un’associazione umanitaria o un’adozione a distanza… e dare al viaggio un significato più profondo…

SALIF: Che idea magnifica! Bravo, Karim! Dobbiamo realizzarla!

KARIM: Possiamo proporla a quell’associazione…

SALIF: Facciamolo subito! Scriviamo una lettera al responsabile dell’associazione per chiedergli un appuntamento in Senegal… Ci andrai tu!

KARIM: In Senegal??

SALIF: Sì. Non ti piacerebbe scoprire il mio Paese? Sono sicuro che ti verrebbero tante altre idee interessanti…

KARIM: Questa proposta mi piace!

SALIF: Prendi carta e penna!

KARIM (prendendo carta, penna e busta da sotto il bancone) Sì. Ecco!

SALIF: Allora… non ricordo mai dove devo scrivere il luogo e la data… All’inizio o alla fine della lettera? A sinistra o a destra?”

KARIM: Qui in alto a destra, oppure in basso a sinistra…

SALIF: Roma... 20 aprile 2011

SALIF: Bene. Allora… il responsabile si chiama Carlo Terenzi… “caro Carlo…”

KARIM: Lo conosci bene?

SALIF: Veramente no… ci siamo incontrati una volta sola…

KARIM: Allora metti “gentile dottor Terenzi”… è meglio…

SALIF: Allora… “le scrivo per chiederle di ricevere il mio collaboratore Karim Djebar, che verrà in Senegal a proporle alcune idee per il progetto che sto avviando…”

KARIM: Dobbiamo comprare il biglietto subito…

SALIF: Eh sì. “la ringrazio per la sua gentilezza”... E adesso come chiudo? Distinti saluti o Cordiali saluti? E poi come firmo: Suo Salif Ba o è meglio solo Salif Ba?

KARIM: Quanti dubbi, Salif! Va bene comunque!

SALIF: L’importante è che tu arrivi in Senegal!

KARIM: Salif?

SALIF: Sì?

KARIM: Grazie tanto della fiducia!

SALIF: Te la meriti, Karim!

Più tardi…

SCENA 2

FELA: Buongiorno! Oggi lavori nel pomeriggio?

MERYEM: Sì. Inizio alle tre.

FELA: Bene! Volevo proporti un pranzetto insieme… ti va?

MERYEM: Veramente devo sistemare questi panni stirati e poi… volevo leggere un po’…

FELA: Non mangi?

MERYEM: Un panino… velocemente…

FELA: C’è una paninoteca vicino all’albergo…

MERYEM: Una paninoteca?

FELA: Sì. Un posto dove fanno panini buoni!

MERYEM: Devo usare più spesso il vocabolario… molte parole italiane ancora non le conosco

FELA: Posso insegnartele io!

MERYEM: Ma Fela… è bene imparare da soli certe cose…

FELA: Insieme ci divertiamo di più…

MERYEM: Certo, però… a volte c’è bisogno di solitudine…

FELA: Capisco…

MERYEM: Beh, Fela, semmai una di queste sere andiamo a vedere un film, d’accordo?

FELA: D’accordo. Allora ti lascio… ciao…

MERYEM: Ciao…

Nel pomeriggio…



SCENA 3

FELA: Buongiorno! Posso aiutarla?

CHEN: Buongiorno! Passavo per caso… e mi ha incuriosito…

FELA: Bene! Però il negozio è di mio zio!

CHEN: Complimenti a suo zio, allora! È molto interessante!

FELA: Grazie! Vuole vedere qualcosa?

CHEN: Io faccio il massaggiatore e cerco qualche nuovo prodotto… un olio, una crema…

FELA: Ne abbiamo molti… adesso gliene prendo un po’…

CHEN: Ma lei è in Italia da molto?

FELA: Da sette anni…

CHEN: Io, invece, sono in Italia da cinque anni e sto per richiedere il permesso di soggiorno di lungo periodo. Per fare la domanda devo fare il test di italiano... purtroppo lavorando non sono riuscito ad andare a scuola… se avessi seguito un corso al CTP non dovrei fare il test adesso!

FELA: L’aiuto io a cercare qualche informazione!

CHEN: Grazie! Non voglio approfittare della sua gentilezza!

FELA: È un piacere! Ma diamoci del tu!

CHEN: Io sono Chen!

FELA: E io Fela! Adesso vediamo sul computer se troviamo qualche informazione per il tuo test… proviamo subito sul sito del Ministero dell’Interno: www.interno.it ecco... vedi nel settore 'Immigrazione' cerco 'test di italiano' e mi appare la pagina che parla di questo... se poi vai su www.testitaliano.interno.it… ecco…. C’è un modulo di domanda…

CHEN: A chi devo inviarlo?

FELA: È una spedizione per via telematica, cioè sempre attraverso il computer. Devi inviare la domanda alla Prefettura della tua zona… cioè del posto dove abiti.

CHEN: E poi che succede?

FELA: Se la domanda è regolare, la Prefettura convoca il richiedente, sempre per via telematica, entro 60 giorni, e comunica il giorno, l’ora e il luogo del test.

CHEN: Ma come faccio a sapere se la mia conoscenza dell'italiano è sufficiente?

FELA: Sempre qui nel sito del Ministero trovi un link con un servizio di assistenza... si chiama help-desk. C’è un indirizzo e-mail per chiedere informazioni e assistenza.

CHEN: Sei veramente gentile, Fela…

Il giorno dopo…

SCENA 4

MERYEM: Buongiorno, Olga!

OLGA. Meryem! Buongiorno! Hai già fatto colazione?

MERYEM: Sì. La sua crostata è buonissima!

OLGA: Grazie.

MERYEM: Mi state viziando troppo…

OLGA: È un piacere!

MERYEM: Lei è gentilissima, Olga… e anche suo marito… ma una mia amica ha una stanza libera e pensavo di trasferirmi da lei…

OLGA: Ah… come mai?

MERYEM: Si tratta di Fela… io gli voglio molto bene, ma… per me è solo un amico… temo che lui…

OLGA. Forse ha pensato a qualcosa di diverso…

MERYEM: Credo di sì. E la mia presenza qui non lo aiuta…

OLGA. Capisco. Mi dispiace che tu vada via ma forse hai ragione…

MERYEM: Già. Cosa sta facendo, Olga?

OLGA. Sto incollando sulla mia Italia unita una foto di Firenze…

MERYEM: Ci siete stati, vero?

OLGA: Sì. È una bella foto. Che giornate a Firenze! L’emozione di vedere la chiesa di Santacroce dove sono sepolti tanti grandi italiani… e ricordo ancora Fela… com’era felice di vedere la patria di Dante!

OLGA: E poi ho scoperto che Firenze è stata una capitale d’Italia…

MERYEM: Non è stata sempre Roma la capitale?

OLGA: No. Prima era Torino, e poi nel 1865 la Francia ha chiesto il trasferimento a Firenze. Solo cinque anni dopo la capitale è diventata Roma.

MERYEM: La storia d’Italia è complicata… ma lei è bravissima a ricostruirla con la sua Italia unita!

OLGA. Grazie, Meryem!

Nel frattempo…

SCENA 5

FELA: Pronto, Luis? Sì, sto bene… diciamo… avevo una lezione… ora sto andando a incontrare Amara Lakhous… ricordi? Lo scrittore algerino… mi interessa per la mia tesi… sì, certo, ti chiamo stasera … ciao, ciao…

Più tardi…

SCENA 6

FELA: Quando ci siamo incontrati due anni fa a Roma lei mi ha detto che è stato molto difficile cominciare a scrivere in italiano, ora che ha pubblicato due libri in italiano ha finalmente trovato il modo migliore per esprimersi?

AMARA LAKHOUS: Certamente mi sento più sicuro rispetto a prima, dopo due libri uno piano piano ha imparato meglio la lingua, cerca di trovare un modo giusto per esprimersi.

Questa è comunque un’avventura la mia, uno che arriva da un altro paese, un’altra cultura, da un’altra lingua e cerca di usare questa lingua non solo per parlare ma scrivere, una grandissima avventura, però finora i risultati sono molto positivi perché i miei libri vengono tradotti dall’italiano in inglese, in francese, in tedesco. Diciamo è l’inizio di una bellissima avventura.

FELA: Cosa vuol dire il suo nome Amara in arabo?

AMARA LAKHOUS: Amara vuol dire costruttore e io mi riconosco in questo nome, perché invece di costruire case costruisco storie, racconti.

Cerco di raccontare quest’Italia che sta cambiando.

FELA: Quindi ha segnato il suo destino?

AMARA LAKHOUS: Si, è un nome che insomma trovo molto bene.

FELA: Perché è andato via dall’Algeria?

AMARA LAKHOUS: Allora sono andato via dall’Algeria nel ’95. L’Algeria in quel periodo viveva una guerra civile non dichiarata e come tanti amici giornalisti io lavoravo alla radio.

Ho avuto dei problemi e per cui ho deciso di andare via.

Sono stato molto fortunato perché intanto sono riuscito a scappare, altri amici non sono riusciti e poi sono arrivato in Italia, ho trovato prima di tutto una lingua che mi ha accolto. Io prima di diventare cittadino dello stato italiano due anni fa ero cittadino, sono tuttora cittadino della lingua italiana.

FELA: Bello, certamente conoscere la lingua è il primo passo verso l’integrazione, lei ormai è cittadino italiano e come si realizza una vera integrazione nel paese d’accoglienza?

AMARA LAKHOUS: Io credo che la lingua sia un passo fondamentale, direi una condizione vitale perché imparare una lingua vuol dire avere uno strumento molto importante per comunicare, per dialogare. Grazie all’italiano ho avuto veramente la possibilità di godere di una protezione, di una tutela perché la cittadinanza vuol dire questo, essere cittadino vuol dire essere tutelato. Io imparando l’italiano e poi parlandolo bene sono riuscito a risparmiarmi un sacco di problemi e difficoltà, avere tanti amici e poi grazie all’italiano, ovviamente, ho iniziato questa mia attività di scrittore.

FELA: Grazie mille

AMARA LAKHOUS:

Grazie



Quella sera…

SCENA 7

OLGA: Spiegami bene come si prepara la tajine…

MERYEM: E’ il nostro piatto tipico, a base di carne e verdura…

OLGA. La tradizione africana usa molti piatti unici…

MERYEM: È vero… questa variante si fa con il pollo, il limone e le olive nere…

OLGA: È molto mediterranea…

MERYEM: Sì. Sentirai che buono… pieno di profumi…

OLGA: Questa pentola di terracotta l’hai portata dal Marocco?

MERYEM: È una pentola speciale. Permette una cottura omogenea.

OLGA: Sono sicura che piacerà a tutta la famiglia…

MERYEM: Lo spero tanto! E’ la mia ultima cena qui… domani parlo con Fela e vado via…

OLGA: Non sarà facile. Né per lui né per te.

Il giorno dopo…

SCENA 8

FELA: Pronto, Chen?

CHEN: Ciao, Fela! Come stai?

FELA: Benino. E tu?

CHEN: Mi sto preparando per il test.

FELA: Ottimo! Vedrai che andrà benissimo…

CHEN: Senti… una promessa è una promessa! Domani ti invito in un ottimo ristorante cinese!

FELA: Ma non c’è bisogno… scherzavo!

CHEN: Davvero… mi fa piacere… vuoi venire con la tua ragazza?

FELA: Mah… non credo di avere una ragazza…

CHEN: Mi avevi parlato di una Meryem…

FELA: No… vengo io da solo…

CHEN: Va bene. Allora ci vediamo domani verso le 7, va bene?

FELA: Va bene. Grazie, Chen!

CHEN: Di nulla, Fela!

Nel frattempo…

SCENA 9

SALIF: Olga! Hai visto la mia nuova ndiampe?

OLGA: Eh?

SALIF: La ndiampe! La spugna naturale che ho portato dal Senegal!

OLGA. Sì, l’ho messa nell’armadietto in bagno!

SALIF: Fela dov’è?

OLGA. Ora lascialo tranquillo…

SALIF: Perché?

OLGA. Credo che Meryem voglia parlare con lui…

SALIF: Brutte notizie?

OLGA. Quello che ci aspettavamo. Meryem vede Fela come un amico, un carissimo amico, e non se la sente di restare qui e illuderlo.

SALIF: Quindi?

OLGA. Quindi se ne va.

SALIF: E glielo sta dicendo?

OLGA: Penso di sì.

SALIF: Capisco. Stasera Fela avrà bisogno di suo zio…

OLGA. Eh sì.

Poco dopo…

SCENA 10

FELA. Meryem! Che fai?

MERYEM: Preparo la valigia Fela. Mi trasferisco da Saphira.

FELA: Ma… perché?

MERYEM: Penso che dobbiamo parlare io e te. Siediti qui, vieni.

FELA: Non serve parlare Meryem. Sono stato un po’ sciocco. Ho creduto cose che non esistevano.

MERYEM: Non è così semplice, Fela. Io ti voglio molto bene. Per me sei importante. Ma… la mia vita in Marocco è stata un po’ dura… In famiglia siamo otto fratelli e io sono la più grande... Così a 15 anni ho dovuto lasciare la scuola e aiutare in casa... avrei tanto voluto studiare... magari andare all'università imparare le lingue, ma c'erano i fratellini da curare e mamma che lavorava in una panetteria e mi lasciava a casa con mille cose da fare...

FELA: Non sapevo tutte queste cose…

MERYEM: Io però sono testarda e studiavo la notte... quando poi sono diventata maggiorenne ho chiesto a una cugina che viveva in Italia, lei mi ha detto che prima di tutto dovevo conoscere bene la lingua... poi ho avuto il primo contratto stagionale in Italia... poi il secondo e se sono qui è anche grazie a te...

FELA: Ti ammiro molto, Meryem, ricordati che io ci sarò sempre.

Più tardi…

SCENA 11

MERYEM: Allora… io non so come ringraziarvi…

SALIF: Non devi.

OLGA: Sei sempre la benvenuta qui.

MERYEM: Sono stata tanto bene. Siete una famiglia stupenda!

OLGA. Grazie cara.

MERYEM: Vado. Fela mi aspetta all’ingresso.

SALIF: Stai tranquilla per Fela. Mio nipote è un tipo tosto!

MERYEM: Lo so!

OLGA: Ciao, Meryem.

MERYEM: Arrivederci… casa Ba!

SCENA 12

FELA: E va bene… arrivederci… anzi, addio…

SALIF: Ehi, Fela. Ti devo lasciare da solo o ti va di sentirmi recitare Senghor? (sorride)

FELA: Zio. È dura.

SALIF: Lo so. Ma le cose belle non finiscono. Tra te e Meryem c’è qualcosa di speciale. Solo che ciascuno di voi deve fare anche un pezzo di strada da solo.

FELA: Non è facile. Adesso mi trovo in una tempesta…

SALIF: E allora, sul serio, facciamoci aiutare dal nostro Senghor… “Turbini di passione sibilano in silenzio/ Ma pace è sul tornado arido, sulla fuga della stagione delle piogge! Pace!”

A volte le parole di un poeta riportano la pace nel cuore...

FELA: Zio!!

Continua…

LE PAROLE DELL’ITALIANO

Una volta, nella puntata 17 della III serie, Karim ha preso carta e penna e ha scritto a Anna una lettera molto affettuosa, una lettera – badate bene - informale. Oggi proprio Karim aiuta Salif a scrivere, invece, una lettera formale. Che cosa vuol dire “formale”? Vuol dire una lettera indirizzata a una persona che non conosciamo bene, a cui diamo del lei, o anche indirizzata a un ufficio,a una ditta, a un’istituzione. Se scriviamo una lettera informale a un amico o a un’amica siamo abbastanza liberi; se invece scriviamo una lettera formale dobbiamo seguire diverse regole.

SALIF: Allora… non ricordo mai dove devo scrivere il luogo e la data… All’inizio o alla fine della lettera? A sinistra o a destra?”

KARIM: Qui in alto a destra, oppure in basso a sinistra…

Allora, aiutiamo Salif. La sua domanda ha due risposte possibili: il luogo e la data possiamo scriverli sia in alto a destra, prima dell’inizio della lettera, sia in basso a sinistra, dopo la fine della lettera. Ma i dubbi di Salif non finiscono qui.



SALIF: Bene. Allora… il responsabile si chiama Carlo Terenzi… “caro Carlo…”

KARIM: Lo conosci bene?

SALIF: Veramente no… ci siamo incontrati una volta sola…

KARIM: Allora metti “gentile dottor Terenzi”… è meglio…

Karim ha ragione. Possiamo usare Cara o Caro solo se scriviamo a una persona con cui siamo in confidenza. Se invece scriviamo una lettera formale dobbiamo scrivere Gentile, oppure Egregio: Gentile dottor Bianchi, oppure Egregio dottor Bianchi, e poi continuiamo. Se invece scriviamo a un ufficio o a una ditta, dobbiamo usare la parola Spettabile: Spettabile Ufficio del Personale. E come dobbiamo chiudere la nostra lettera formale?

E adesso come chiudo? Distinti saluti o Cordiali saluti? E poi come firmo: Suo Salif Ba o è meglio solo Salif Ba…

Beh, vi dico subito che Salif ha troppi dubbi, perché tutte le soluzioni proposte vanno bene. Per chiudere la lettera, possiamo scrivere Distinti saluti o Cordiali saluti, proprio come suggerisce lui, ma ci sono anche altre possibilità: ad esempio possiamo scrivere Con i migliori saluti o anche solo Cordialmente.

Alla fine della lettera, dopo i saluti, bisogna firmare, quindi mettiamo il nostro nome e cognome, con o senza Suo o Sua. Ad esempio possiamo scrivere: Distinti Saluti, Salif Bà, oppure: Cordiali Saluti, Suo Salif Bà. L’importante è mettere Suo o Sua, e non Tuo o Tua, perché quando si dà del lei a una persona si usa il possessivo Suo o Sua, Suoi o Sue. Per esempio: Meryem dà del lei a Olga e sentite cosa le dice:

MERYEM: .......... La sua crostata è buonissima!

MERYEM: Lei è gentilissima, Olga… e anche suo marito

Sentito? La sua crostata e suo marito. Sentite qualche altro esempio, preso dal dialogo tra Fela e il signor Chen, che non si conoscono e si danno del lei:

CHEN: Buongiorno! Passavo per caso… e mi ha incuriosito…

FELA: Bene! Però il negozio è di mio zio Salif!

CHEN: Complimenti a suo zio, allora!

Vi ricordate? Suo e Sua sono parole che già conosciamo. Sono aggettivi possessivi. Noi gli aggettivi possessivi li abbiamo già studiati seguendo Olga e Salif a Treviso, nella puntata 12 della prima serie. Ve ne ricordate?

Riprendere da Le parole dell’italiano I, 12 le seguenti battute:

OLGA: Questo mercato del pesce mi ricorda la mia Croazia.

SALIF: Arif, mi racconti la tua storia?

OLGA: Mi racconta la sua storia?

SALIF: Poi ci raccontiamo le nostre scoperte

SALIF: Il vostro entusiasmo mi piace!

SALIF: Anche se tutti sembrano molto impegnati nel loro lavoro

Piccola storia dell’italiano

Che cos’è un vocabolario?

Oggi Meryem ha detto che deve usare più spesso il vocabolario. Ma… che cos’è un vocabolario? Un vocabolario è un libro che contiene, in ordine alfabetico, quasi tutte le parole di una lingua. Adesso che ho risposto alla domanda, vorrei parlarvi del più importante vocabolario della storia dell’italiano: il Vocabolario degli Accademici della Crusca. Se Dante, Petrarca e Boccaccio hanno avuto il successo che hanno avuto, e se la loro lingua è diventata la lingua di tutti gli italiani, il merito è stato anche dell’Accademia della Crusca, un’associazione di letterati nata a Firenze nel 1582 con l’obiettivo di separare la lingua pura dalla lingua impura o, come dicevano loro, la farina dalla crusca, cioè la parte buona del grano macinato dallo scarto. Oggi, quando usiamo la parola crusca, noi pensiamo a un alimento naturale ricercato, raffinato, anche costoso. Prima non era così: la crusca era lo scarto che rimaneva dopo che si macinava il grano, e si usava per far mangiare gli animali. Nel 1612 questi Accademici, che dunque si erano dati il nome di Accademici della Crusca un po’ per scherzo, pubblicarono un grande Vocabolario, fondato sulla lingua di Dante, Petrarca e Boccaccio. Questo è stato il primo grande vocabolario pubblicato in Europa. Pensate: il primo e più importante vocabolario d’Europa è nato all’inizio del XVII secolo in un'Italia ancora divisa in tanti piccoli stati e non in uno di quei paesi europei (come la Francia, la Spagna o l’Inghilterra) che erano già uniti politicamente. Arrivederci!

IN ITALIA IV

LA BUSSOLA

Il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo

Un cittadino che vive da oltre cinque anni in Italia e che vuole richiedere il permesso di soggiorno di lungo periodo, in molti casi deve superare un test di lingua italiana. Sentiamo Chen l'amico di Fela.

SCENA 4 INT. GIORNO – NEGOZIO SALIF

CHEN: Io, invece, sono in Italia da cinque anni e voglio richiedere il permesso di soggiorno di lungo periodo... per fare la domanda devo fare il test di italiano...

Il Testo Unico sull’Immigrazione (art. 9, comma 2 bis D.lgs. 25.7.1998 n. 286) prevede un permesso di lunga durata, cioè a tempo indeterminato, solo per chi risiede regolarmente in Italia da almeno 5 anni. La richiesta può essere fatta anche dalla moglie o dal marito non separato legalmente, dai figli minori e da quelli maggiorenni a carico dei genitori, cioè mantenuti da loro.

Invece, non può essere richiesto da chi ha un permesso di soggiorno per studio, formazione professionale, protezione temporanea, motivi umanitari, asilo, e nemmeno da chi ne ha uno di breve periodo.

Per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo dobbiamo dimostrare di avere un reddito annuo (cioè un guadagno) superiore all'importo annuo dell'assegno sociale. Se abbiamo una famiglia, il reddito deve essere maggiore in rapporto al numero dei familiari. Dobbiamo anche indicare l’alloggio (una casa, un appartamento) adatto a ospitare tutti i componenti della famiglia.

Il modulo necessario per inviare la richiesta di questo tipo di permesso di soggiorno e’ disponibile presso l’ufficio postale. Insieme al modulo dobbiamo inviare dei documenti, come la dichiarazione dei redditi (mod. Unico, mod. 730, mod. CUD relativi all’anno precedente), le buste paga dell’anno in cui chiediamo il permesso, la fotocopia del passaporto, il certificato di residenza e il certificato di stato di famiglia. Se chiediamo il permesso di soggiorno per i nostri familiari, dobbiamo consegnare anche il certificato che attesta, cioè dimostra, l’idoneità dell’alloggio.

Il permesso di soggiorno di lungo periodo non è rilasciato a chi è considerato pericoloso per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato.

SCENA 4 – INT. GIORNO – NEGOZIO SALIF

FELA: Adesso vediamo sul computer se troviamo qualche informazione per il tuo test… proviamo subito sul sito del Ministero dell’Interno: www.interno.it ecco... vedi nel settore 'Immigrazione' cerco 'test di italiano' e mi appare la pagina che parla di questo... se poi vai su www.testitaliano.interno.it… ecco…. C’è un modulo di domanda…

Abbiamo appena visto Fela indicare a Chen come inviare la domanda per il test di italiano in via telematica, prima al Ministero dell’Interno, che a sua volta la invia al Prefetto del luogo dove lo straniero ha la residenza.

Il Prefetto dà l’autorizzazione a fare il test di italiano dopo avere controllato se lo straniero ha una età maggiore ai 14 anni e ha un permesso di soggiorno da 5 anni.

In questo caso, invia una lettera di convocazione per il test di italiano.

Attualmente la provasi svolge presso i Centri Territoriali Permanenti, presenti nelle scuole. Per superarla dobbiamo ottenere almeno l'ottanta per cento del punteggio complessivo. Se non la superiamo, possiamo ripeterla.

Se l'esito è positivo, possiamo presentare la domanda di rilascio del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.

Il test di lingua italiana non è obbligatorio per tutti; ad esempio, non lo deve sostenere chi ha meno di 14 anni o chi ha un certificato di conoscenza dell’italiano di livello non inferiore ad A2 rilasciato da uno degli Enti Certificatori riconosciuti dal Ministero degli Affari Esteri. Non è obbligatorio neanche per chi ha un titolo di studio o professionale, come ad esempio il diploma di scuola secondaria italiana di primo o secondo grado, o un certificato di frequenza a corsi universitari o a corsi di dottorato o master.

Non deve fare il test neanche chi è portatore di un handicap, certificato da una struttura sanitaria pubblica.

Se abbiamo un permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato da un altro Stato membro dell'Unione europea, possiamo chiedere di risiedere in Italia per un periodo superiore a tre mesi, se vogliamo lavorare, frequentare corsi di studio o di formazione professionale, o restare in Italia per qualsiasi altro motivo. In ogni caso, dobbiamo dimostrare di avere un reddito sufficiente (di guadagnare abbastanza) e una assicurazione sanitaria per il periodo del soggiorno.

www.interno.it


 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai