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In ITALIA - L'italia e l'italiano per stranieri

In Italia

5. BENVENUTI IN CASA BA

LA SALUTE

 


SCENA 0

KARIM: Olga! Presto corri!

CESARIA: Corri, Olga!

OLGA: Cosa succede?

KARIM: Fela!

Alcuni giorni prima…

SCENA 1

OLGA: Buongiorno, Giulio!

GIULIO: Buongiorno,Olga! Come stai oggi?

OLGA: Bene. Stamattina ho sentito Salif: Mansour si sta divertendo tanto.

GIULIO: Ne ero certo. Vedrai che questi giorni passeranno presto.

OLGA: Allora… dobbiamo decidere insieme il servizio speciale di questo mese…

GIULIO: Eh sì. Hai già qualche idea?

OLGA: Stavo pensando che non abbiamo mai parlato di salute… è un tema importante per tutti, stranieri e italiani…

GIULIO: Indubbiamente. Come potremmo affrontare la questione?

OLGA: Pensavo, per esempio, a tutti i volontari che si impegnano per una necessità fondamentale: il sangue…

GIULIO: Mi piace! Hai carta bianca!

OLGA: Grazie, capo!

GIULIO: Senti, Olga, hai per caso un analgesico?

OLGA: Guardo in borsa… cosa hai?

GIULIO: Ho mal di schiena da ieri… sto troppo seduto…

OLGA: Mmmm… no, mi dispiace… la vita sedentaria non fa bene alla schiena…

GIULIO: Passerò in farmacia e mi farò consigliare qualcosa.

Più tardi…

SCENA 2

CESARIA: Buongiorno!Fela!

FELA: Buongiorno, Cesaria, come stai?

CESARIA: Insomma… la mia artrosi… non mi lascia in pace… ma che bravo! Hai fatto la spesa…

FELA: Cerco di aiutare un po’ Olga… ha tanto da fare…

CESARIA: Bravo il nostro Fela!

OLGA: Cesaria! Buongiorno! Da quanto tempo…

CESARIA: Buongiorno, Olga! Come stai? Ti ho portato una sciarpa ricamata da me…

OLGA: Grazie! Che cara che sei… come faremmo senza di te?

FELA: È proprio vero… ciao, Cesaria; vado a mettere a posto la spesa, Olga!

OLGA: Grazie, Fela!

CESARIA: Ecco, guarda se ti piace il colore…

OLGA: Che bella! Sei bravissima… ma senti, non restiamo qui… entra! Ti offro un bel tè marocchino che arriva dal negozio di Salif!

CESARIA: Grazie, volentieri!

Nel frattempo…



SCENA 3

FELA: Buongiorno, Karim! Telefoni ad Anna?

KARIM: No. Sto cercando di risolvere un problema in negozio… gli inquilini di sopra hanno provocato un danno e non vogliono rimborsarlo… dovremo fargli scrivere dal nostro avvocato...

FELA: Meno male che ci sei tu…

KARIM: Tutto si può risolvere!

FELA: Non il mio problema con Meryem.

KARIM: Che succede?

FELA: È distante, strana…

KARIM: Quando si è lontani è difficile…

FELA: Eh… senti, non voglio disturbarti… fai la telefonata…

KARIM: Ok.

KARIM: Buongiorno, sono Karim Djebar … Vorrei parlare con l’avvocatessa Laura Rossi.

SEGRETARIA: Mi dispiace, l’avvocato non c’è. Vuole lasciare un messaggio?

KARIM: No, grazie, vorrei parlare direttamente con lei.

SEGRETARIA: Allora, provi a richiamare domani intorno a quest’ora”.

KARIM: Bene, la ringrazio. Arrivederci.

SEGRETARIA: Arrivederci!

FELA: “Avvocatessa”? io dico “avvocato”.

KARIM: Mi hanno detto che in italiano è lo stesso…

FELA: Sì, penso anch’io. Tu dici vigile o vigilessa?

KARIM: Vigilessa.

FELA: Io invece dico “la vigile”… quanto è vario l’italiano…

KARIM: Vero!

FELA: Senti è ora di chiudere… vieni a pranzo da noi? Olga ha invitato anche Cesaria…

KARIM: Volentieri! È l’una… chiudiamo!

Poco dopo…

SCENA 4

OLGA: Ha telefonato Fela. Viene anche Karim, aggiungo un posto in più.

CESARIA: Che bravi ragazzi che avete a casa!

OLGA: Com’era buono il caldo de peixe… quella ricetta è squisita!

CESARIA: Grazie! È un piatto tradizionale di Capoverde!

OLGA: Lo rifarò presto. Oggi però spaghetti.

CESARIA: Buonissimi.

OLGA: Ecco i ragazzi!

OLGA: Forza ragazzi! A tavola! porto la pasta!

FELA: Buoni! Spaghetti al sugo!

KARIM: li adoro!

OLGA: bene! Cosa avete fatto oggi ragazzi?

KARIM: Ho chiamato l’avvocatessa. Per risolvere quel problema in negozio…

OLGA: Ah, bene. A Salif non ho detto nulla, sono sicura che farai tutto quello che serve…

KARIM: Tranquilla, Olga.

FELA. E tu che hai fatto Olga?

OLGA: Ho preparato un servizio sulla donazione del sangue e ho imparato tante cose.

FELA: per esempio?

OLGA. Prima di tutto che donare il sangue è un’azione utilissima, che risolve moltissime emergenze negli ospedali. E le persone che lo fanno non ricevono denaro.

CESARIA: È vero... anni fa i miei datori di lavoro hanno donato il sangue alla “banca del sangue, perché dovevo subire un’operazione chirurgica.

OLGA: Pensa, ho intervistato telefonicamente un donatore che ha iniziato a donare il giorno del suo diciottesimo compleanno, per fare un ‘regalo’ a sé e anche agli altri e da quel giorno non ha più smesso… e ora ha 50 anni.

KARIM: Che bella storia!

CESARIA: Peccato che io sia anziana ormai…

OLGA: Io penso che andrò a donare il sangue.

KARIM: Perché non andiamo anche noi Fela?

FELA. Io ho paura di vedere il sangue! Mi tremano le gambe!

OLGA: Non lo devi vedere, solo donare…

KARIM: Che fifone che sei, Fela!

FELA: Vabbè… ci penserò…

Quella sera…

SCENA 5

OLGA: Ciao, Fela! Come stai?

FELA: Sono un po’ stanco… e tu ancora al lavoro?

OLGA: Devo preparare un’intervista e ho poco tempo!

FELA: Vedo che hai aggiunto una cartolina alla tua cartina d’Italia! ma è piazza del Popolo… Roma…

OLGA. Sì.. ricordi? Una piazza importante di Roma…

FELA: Ricordo… Anna ci ha spiegato tutto della piazza e delle chiese… da brava architetta…

OLGA: Anna è un ottimo architetto! Ma io ricordo la piazza perché c’è una piccolissima targa dimenticata da tutti… in memoria dei due carbonari Angelo Targhini e Leonida Montanari…

FELA: Chi erano i carbonari?

OLGA: La Carboneria era una società segreta che operò in Italia nei primi decenni dell'Ottocento... credeva nei valori patriottici e liberali e aveva l'obiettivo dell'indipendenza dell'Italia e dell'ottenimento di forme di governo costituzionale... i valori

che ispirarono le successive insurrezioni popolari per l'unità d'Italia... me l’ha spiegato Teresa… Dovevano restare nascosti, quindi usavano dei simboli ispirati al lavoro di chi vendeva il carbone…

FELA: Interessante! Ah, senti… più tardi telefono a Meryem… forse l’assumono in albergo …

OLGA: Davvero? Sono contentissima!

FELA: Possiamo ospitarla qui per i primi tempi?

OLGA: Ma certo! C’è la stanza di Anna libera…

FELA. Grazie, Olga!

OLGA: Ah, Fela… c’è una tisana di là pronta per te!

FELA: Olga! Sei troppo premurosa!

Nel frattempo…

SCENA 6

GIULIO: Pronto, buonasera. Mi scuso per l’ora. C’è Olga?

FELA: Sì, chi devo dire?

GIULIO: Sono Giulio Niccodemi.

FELA: Resti in linea, gliela passo subito....... Olga! è per te: è Giulio Niccodemi.

OLGA: Pronto, Giulio?

GIULIO: Ciao, Olga! Stai lavorando anche tu?

OLGA. Sì… Sto pensando alla prossima intervista ma ancora non ho nessuna idea… ma sei in redazione?

GIULIO: Sì, sono in redazione.

OLGA: Così tardi!

GIULIO: Lo so ma… devo finire di programmare il lavoro per domani. Figurati! Ho anche un terribile mal di schiena…

OLGA: Vai a riposarti un po’

GIULIO: Va bene, tra poco vado… volevo chiederti se hai già finito l’inchiesta sulla donazione del sangue…

OLGA: Devo solo controllare alcuni dati, poi te la mando…

GIULIO: Ottimo!

OLGA. Vai a dormire però! Ciao!

Il giorno dopo…

SCENA 7

KARIM: Dai Fela, abbiamo deciso di donare il sangue ma dobbiamo sbrigarci… dobbiamo essere digiuni e poi devo aprire il negozio…

FELA: Ecco, aspetta, un’ultima occhiata al pc… magari mi ha scritto Meryem…

KARIM: Ma svelto! Sei un fifone! Trovi mille scuse!

FELA: Ci vuole un secondo! Devo portarmi un quaderno per studiare nell’attesa… studio il primo fumetto della storia!

KARIM: Eh???

FELA: Nella Basilica di San Clemente a Roma… c’è un affresco con una specie di vero e proprio fumetto che testimonia il passaggio dal latino al romanesco…

KARIM: Ma… stai cercando una scusa per fare tardi?

FELA: No però… mi impressiona il sangue…

KARIM: Ci andiamo. È deciso.

Escono

Nel frattempo…

SCENA 8

GIULIO L’inchiesta è perfetta. Tanti dati e soprattutto tanto calore… la donazione del sangue è un’azione meravigliosa...

OLGA. Va bene... ma Giulio, devi fare qualcosa per questa schiena!

GIULIO: Ho un dolore alle vertebre… non ce la faccio più…

OLGA: Hai preso un antidolorifico?

GIULIO: Sì ma non fa nulla.

GIULIO: Aaaaah! Non riesco più a muovermi!

OLGA. Giulio! Aspetta, ti aiuto io…

GIULIO: Che dolore, Olga!

OLGA: Adesso basta! Andiamo in ospedale! Vado a prendere la macchina!

GIULIO: No, no… adesso passa…

OLGA: Aspettami qui… immobile! Cioè… vabbè… tanto dove vai così?

Poco dopo…

SCENA 9

FELA: Ma è sicuro che ce lo tolgono?

KARIM: Ci hanno misurato la pressione e abbiamo fatto il colloquio necessario, ci hanno detto che siamo idonei. Ora ci fanno il prelievo!

FELA: In effetti a me gira la testa…

KARIM: Fela, è una paura senza motivo…

FELA: I motivi ci sono eccome… prendono una siringa e…

KARIM: Ma ti fanno un buco piccolissimo…

FELA. Un buco! Non voglio!

KARIM: Su, Fela!

VOCE: FELA BA!

SCENA 10

OLGA: Coraggio, Giulio, vedrai che adesso troviamo subito un dottore per la tua schiena…

KARIM: Ciao Olga, che succede?

OLGA: Accompagno Giulio... ma che ci fai qui?

KARIM: Io e Fela siamo venuti a donare il sangue. Lui è già entrato...

OLGA: Bene.

GIULIO: Non mi è mai capitato… un dolore atroce…

OLGA: Guarda, ecco una dottoressa…

GIULIO: Spero che sia un dottore specializzato in problemi articolari…

OLGA: Siediti qui, vado a chiedere informazioni…

OLGA: Ora arriva un medico che si occupa del tuo mal di schiena... io intanto approfitto e faccio un'intervista alla dottoressa Diku…

GIULIO: Olga!!! Farai sicuramente una bellissima intervista, ma io… non ce la faccio più! Salvatemi!



SCENA 11

OLGA: Grazie per aver accettato la mia intervista. Lei adesso esercita come ginecologa dell’Istituto Nazionale di Medicina delle Migrazioni e Patologie della povertà.Ma quale è stato il suo percorso professionale precedente?

DOTTORESSA DIKU: Prima nel privato sociale, centro Caritas ,centro Welcome, e poi all’ospedale Fatebenefratelli e alla casa di cura Città di Roma.

OLGA: È stato difficile per una donna africana riuscire a realizzare un percorso professionale come il suo?

DOTTORESSA DIKU: Per me personalmente no, perché venivo dal Belgio, e quando sono arrivata in Italia chiedevo cose che l’Italia non era ancora pronta a fornire e pertanto ho fatto un percorso,una crescita sociale e culturale italiana, insieme..

OLGA: il suo impegno non si limita all’ambito del lavoro come ginecologa ma si estende alle attività sociali..

DOTTORESSA DIKU: Si, perché ho attenzione adesso ,sulle base dell’esperienza,alle politiche sociali perché qui, per esempio, in Istituto noi tocchiamo con mano le conseguenze degli sconvolgimenti geopolitici,per cui operiamo sulla salute delle persone, e pertanto ritengo necessario impegnarmi anche in altri ambiti.

OLGA: Lei è originaria della repubblica democratica del Congo,ma quando è arrivata in Italia,mi può raccontare in breve la sua storia?

DOTTORESSA DIKU: La prima volta con la famiglia,mio padre era diplomatico,e poi la seconda volta da sola per iscrivermi all’università,proveniente dal Belgio..Ho fatto il percorso di tutti gli studenti stranieri e particolarmente attraverso il Centro culturale Giovanni XXIII che sta dall’altra parte del Tevere..lì ho imparato a guardare attraverso gli occhi di uno studente straniero la società italiana e assumere la responsabilità di coloro che possono parlare per quelli che non hanno voce.

OLGA: E quando è nato il desiderio di diventare un medico? Dove ha studiato Medicina?

DOTTORESSA DIKU: Medicina l’ho studiata qui a Roma,sono arrivata appositamente per fare la facoltà di Medicina, ma l’idea è nata in Belgio, io avevo iniziato a fare farmacia,e una suora incontrandomi mi ha detto “Ma tu fai Medicina, vero?” e da lì è sorto il dubbio,effettivamente farmacia l’avevo fatto così e da lì..strada facendo.. ho visto che era proprio quello il mio cammino.

OLGA: Lei abita da tanti anni in Italia ormai si sente la cittadina italiana?

DOTTORESSA DIKU: io mi sento cittadina italiana e direi cittadina del mondo. Cittadina italiana che nel 2000 ha ricevuto l’onorificenza dell’ordine al merito della Repubblica per l’impegno nel sociale,ed è un riconoscimento che mi fa piacere perché come dicevo il mio impegno non è solo sanitario ma anche nel sociale,con le varie associazioni,Tam Tam Afrique, Black European Women ed anche rete delle donne straniere,perché essere cittadina significa impegnarsi anche in queste cose.

OLGA: Grazie mille dottoressa, è stato molto interessante parlare con lei, buon lavoro

DOTTORESSA DIKU: Grazie, altrettanto..

Più tardi…



SCENA 12

KARIM: Olga! Presto corri!

CESARIA: Corri, Olga! Corri!

OLGA: Cosa succede?

KARIM: Fela!

OLGA: Che succede?

KARIM; Fela!

OLGA: Che è successo?

FELA: AAHHH… Olga…. È terribile…

KARIM: Guarda, siamo andati stamattina a fare la donazione del sangue…

OLGA: Lo so. Bravi!

KARIM: Soltanto che ora… si è tolto il cerotto e…

FELA: Guardate che buco!

OLGA: Buco? Ma non c’è buco!

FELA: Ma… qui… c’era… giuro che c’era…

OLGA: Fela!

KARIM: Si lamenta così da stamattina….

FELA: e vabbè… sono delicato…

KARIM: Impressionabile!

CESARIA: Però che bravi che siete stati…

OLGA: Sono davvero orgogliosa di voi… avete fatto un’azione utilissima… bravo, Fela, perché anche se eri spaventato hai avuto il coraggio di fare questo dono a qualcuno che soffre!

FELA: Ma è vero che ora ho diritto a tre fette della tua magnifica crostata?

OLGA. Ma certo!

Ridono

Continua…

LE PAROLE DELL’ITALIANO

Nella puntata di oggi Karim ha cercato al telefono l’avvocatessa Laura Rossi, ma la segretaria gli ha risposto che l’avvocato era fuori:

KARIM: Buongiorno, sono Karim Djebar… Vorrei parlare con l’avvocatessa Laura Rossi.

SEGRETARIA (solo voce) Mi dispiace, l’avvocato non c’è…vuole lasciare un messaggio? .........

Karim e la segretaria hanno usato due parole diverse per indicare la stessa professione svolta, badate bene, da una donna: avvocato e avvocatessa. Qual è quella giusta?Chi ha ragione? Quando parliamo di alcune professioni svolte da donne, tutte le forme che usiamo sono giuste. Questo perché fino a qualche tempo fa alcuni lavori li facevano solo gli uomini, e gli italiani sono ancora incerti su come indicare il femminile di certi nomi di professione. Per esempio, se abbiamo un medico donna, possiamo chiamarla sia dottore sia dottoressa:

OLGA: Guarda, ecco una dottoressa…

GIULIO: Spero che sia un dottore specializzato in problemi articolari…

Molti dicono avvocato, ma alcuni dicono avvocatessa o avvocata; molti dicono ministro, ma alcuni dicono ministra; molti dicono donna poliziotto, ma altri dicono poliziotta; ancora molti dicono la vigilessa come dice Karim, ma alcuni – come per esempio Fela e anch’ io – preferiscono dire la vigile.

FELA (riavvicinandosi) “Avvocatessa”? io dico “avvocato”.

KARIM: Mi hanno detto che in italiano è lo stesso…

FELA: Sì, penso anch’io. Tu dici vigile o vigilessa?

KARIM: Vigilessa.

FELA: Io invece dico “la vigile”… quanto è vario l’italiano…

Ma torniamo alla telefonata di prima. Ascoltandola bene, possiamo imparare molte cose. Innanzitutto, possiamo imparare come comportarci quando chiamiamo qualcuno al telefono. Prima salutiamo e diciamo il nostro nome e cognome, attenzione nome e cognome; poi chiediamo di parlare con la persona che cerchiamo:

KARIM: Buongiorno, sono Karim Djebar … Vorrei parlare con l’avvocatessa Laura Rossi.

Se la persona che cerchiamo non è quella che ci ha risposto al telefono, ci sono due possibilità. Se la persona non c’è, succederà proprio quello che è successo a Karim:

SEGRETARIA: Mi dispiace, l’avvocato non c’è. Vuole lasciare un messaggio?

Siccome l’avvocato non c’è la segretaria ha invitato Karim a lasciare un messaggio. Se invece la persona che cerchiamo è in casa o in ufficio, la risposta sarà: “Resti in linea, oppure: “Attenda” o “Attenda in linea, glielo passo o gliela passo”. Sentiamo:

GIULIO: Pronto, buonasera. Mi scuso per l’ora. C’è Olga?

FELA: Sì, chi devo dire?

GIULIO: Sono Giulio Niccodemi.

FELA: Resti in linea, gliela passo subito.

Avete sentito? Siccome all’inizio della telefonata Giulio non si è presentato, Fela gli ha chiesto giustamente: “Chi devo dire?”, cioè: “Con chi sto parlando?”, “Lei chi è?”, o anche “Tu chi sei?”. Ci sono altre frasi utili quando si telefona. Per esempio, se c’è un problema alla linea telefonica e non si sente bene, possiamo dire “La linea è disturbata”. Se qualcuno ci telefona per sbaglio, dobbiamo avvertirlo, e diremo: “Mi dispiace, ha sbagliato numero”.

[Ve lo ricordate?]

Nella prima telefonata, la segretaria ha chiesto a Karim se voleva lasciare un messaggio. A proposito di messaggi: noi sappiamo già come lasciare un messaggio in una segreteria telefonica. Lo sappiamo perché ce lo ha insegnato Fela quando era a Bologna, nella puntata 3 della II serie. Ve lo ricordate?

Riprendere da Le parole dell’italiano II, 3 le seguenti battute:

FELA: Ciao Luis, , sono Fela… dove sei? Io sono a Bologna, appena puoi mi richiami per favore? Mi trovi al cellulare… ciao a presto.



Piccola storia dell’italiano

Quel primo fumetto in italiano… (iscrizione di S. Clemente)

Anche oggi Fela ci ha rivelato una delle sue sorprese riguardo alla storia dell’italiano. Il più antico fumetto del mondo è stato fatto in Italia, a Roma, verso la fine del 1100, e le parole di questo fumetto sono state scritte nella lingua parlata a Roma in quegli anni: un romanesco, come vedremo, non troppo diverso dall’italiano attuale. Su un muro dei sotterranei della Basilica di San Clemente a Roma, vicino al Colosseo, c’è un affresco che descrive un miracolo fatto da San Clemente, il terzo papa della storia, vissuto nel I secolo dopo Cristo. Clemente è odiato e perseguitato da un nobile romano che si chiama Sisinnio, questo Sisinnio lo ha fatto legare da tre suoi servi. Ma Dio, con un miracolo, trasforma san Clemente in una colonna pesantissima, che i servi non riescono a tirare con la corda con cui avevano legato il santo. Questo miracolo provoca uno scambio di battute fra le quattro persone, e le frasi,le battute, sono scritte accanto alle figure, un po’ come accade nei fumetti di oggi. Queste frasi non sono in latino: sono dette e scritte soprattutto nel romanesco di quel tempo, una lingua sorprendentemente vicina, almeno in questo esempio, all’italiano di oggi. Lo dimostra in particolare la frase con cui Sisinnio rimprovera i suoi servi. Siccome è arrabbiato perché questi schiavi non riescono a trascinare Clemente,che è diventato una colonna, Sisinnio, che non si rende conto che il santo è diventato una colonna, dice ai servi una parolaccia: “Figli dele putte, tràite!”, cioè: “Figli delle puttane, tirate”. Beh, più italiano di così… [nota esplicativa dell’autore: “Fili de le pute, tràite!” è solo un fatto grafico: la pronuncia della l in fili era palatale (come la nostra in figli), e la t semplice in pute rendeva graficamente una pronuncia doppia: putte]

LA BUSSOLA

La salute, diritto fondamentale dell’individuo

In questa puntata Olga scrive un articolo sul tema della salute. Vediamo

SCENA 1

OLGA: Stavo pensando che non abbiamo mai parlato di salute… è un tema importante per tutti, stranieri e italiani…

GIULIO: Indubbiamente.

Olga ha proprio ragione. Non a caso, la Costituzione italiana riconosce la salute come un diritto fondamentale dell’individuo da garantire nell’interesse della collettività, e nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana (art. 32 Costituzione).

Diversamente dalla attuale Costituzione del 1948, lo Statuto Albertino, Carta Fondamentale del Regno di Italia, non considerava la salute come un diritto. In quel periodo, infatti, l’assistenza sanitaria la garantivano istituti privati di assistenza e beneficenza, come le “Opere Pie”.

Nella terza serie di In Italia (puntata 17) abbiamo già affrontato questo tema.

Abbiamo visto che, quando abbiamo un problema di salute, possiamo rivolgerci a un medico – il medico di base – scelto fra quelli indicati dalla Azienda Sanitaria Locale (che tutti conosciamo con il nome di ASL). Possiamo recarci anche in ospedale, al Pronto Soccorso, quando il problema è più serio e abbiamo bisogno con urgenza delle cure mediche.

Lo Stato italiano tutela la salute, fisica e psichica (cioè del corpo e della mente), di tutti coloro che vivono nel territorio italiano, senza distinzioni. Lo fa attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, istituito nel 1978 (art. 1 Legge 23 dicembre 1978 n. 833), composto da un insieme di strutture, servizi, prestazioni e attività che hanno lo scopo di aiutare le persone nella prevenzione e nella cura delle malattie.

E’ necessario, però, essere iscritti al Servizio Sanitario Nazionale per avere diritto all’assistenza sanitaria, come ad esempio avere il medico di base,cioé di medicina generale e, se si hanno figli fino a 14 anni, il pediatra. L’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale permette anche di poter avere delle prestazioni sanitarie specialistiche (come ad esempio una ecografia o le analisi del sangue), di essere ricoverati in ospedale, e di ricevere i farmaci e le medicine necessarie.

Ad esempio, Giulio, il caporedattore di Olga, sta male. Ha un terribile mal di schiena, è quasi bloccato e ha difficoltà a muoversi. L’analgesico non ha funzionato. Perciò, non resta che andare al Pronto Soccorso di un ospedale. E’ qui, infatti, che Olga lo accompagna.

SCENA 10

GIULIO: Non mi è mai capitato… un dolore atroce…

OLGA: Guarda, ecco una dottoressa…

GIULIO: Spero che sia un dottore specializzato in problemi articolari…

Quando vogliamo, invece, fare una visita da un medico specialista o un accertamento sanitario, “prescritto” (cioè consigliato) dal nostro medico di base, possiamo rivolgerci agli sportelli della ASL, oppure, utilizzando il telefono, del Centro Unico Prenotazioni, diverso da Regione a Regione, prenotare l'esame o la visita.

Nei casi più gravi, quando non possiamo aspettare e abbiamo urgenza di essere curati o di far curare un’altra persona – pensiamo ad esempio al caso di un incidente stradale -, possiamo chiamare un’ambulanza, chiamando il numero telefonico 118. Il 118 invierà immediatamente un’ambulanza (o nei casi più gravi l’elicottero o eliambulanza), con un infermiere e un medico che soccorreranno subito la persona e la trasporteranno all’ospedale più vicino.

SCENA 9

KARIM: Ci hanno misurato la pressione e abbiamo fatto il colloquio necessario, ci hanno detto che siamo idonei. Ora ci fanno il prelievo!

Avete visto che Karim e Fela vanno a donare il sangue?

Ecco: come dice giustamente Olga, donare il sangue significa donare la vita agli altri che ne hanno bisogno, soprattutto in situazioni di emergenza, come è successo a Cesaria tanti anni fa.

SCENA 4

CESARIA: È vero... anni fa i miei datori di lavoro hanno donato il sangue alla “banca del sangue, perché dovevo subire un’operazione chirurgica. ..

Gli stranieri con permesso di soggiorno possono iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale, rivolgendosi alla ASL della zona in cui risiedono. L’iscrizione avrà la stessa durata del permesso di soggiorno. Gli stranieri in attesa di regolarizzazione possono richiedere l’iscrizione temporanea.

Gli stranieri presenti temporaneamente, senza permesso di soggiorno, hanno comunque diritto a ricevere cure urgenti o essenziali in strutture pubbliche o accreditate quando si ammalano o hanno un infortunio.

Normalmente, per molte prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale – come per esempio le analisi del sangue, o le radiografie – si paga un ticket – un contributo a tariffa agevolata fissato dalla Regione. Ma se si ha un reddito basso o una malattia grave o si è invalidi, si può avere l’esenzione dal ticket, cioè si può non pagarlo. Bisogna però presentare una domanda alla ASL. Il ricovero presso un ospedale pubblico o accreditato presso il Servizio Sanitario Nazionale è gratuito per tutti: però, deve essere prescritto (cioè consigliato) dal nostro medico.

Un’ultima cosa importante: quando paghiamo le tasse, possiamo detrarre le spese sanitarie dalla dichiarazione dei redditi.



ORIENTARSI NELLA CITTADINANZA

Donazione del sangue

Fela e Karim prendono spunto da un'inchiesta che Olga sta facendo per la sua rivista “Il pianeta è uno” e decidono di compiere un gesto di solidarietà, recandosi a donare il sangue.

Il sangue umano è un prodotto naturale, non riproducibile artificialmente e indispensabile alla vita. Donare il sangue è un atto volontario e gratuito, è un dovere civico, è una manifestazione concreta di solidarietà verso gli altri, esalta il valore della vita, abbatte le barriere di razza, religione o ideologia e rappresenta uno dei pochi momenti di vera medicina preventiva. E’ un atto di estrema generosità che permette di salvare la vita di altre persone. Proprio il fatto che il sangue sia raro implica la necessità di metterlo a disposizione di altri individui che potrebbero trovarsi in situazione di bisogno.

In Italia esiste un Centro Nazionale Sangue istituito con un Decreto del Ministero della Salute del 26 aprile 2007 che opera presso l'Istituto Superiore di Santità.

Il Centro svolge funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale nelle materie disciplinate dalla Legge 219/2005 e dai decreti di trasposizione delle direttive europee.

La Legge n. 219 del 21 ottobre 2005 definisce la Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati ed è stata il frutto di un imponente lavoro di analisi, discussione e, soprattutto, di condivisione di obiettivi e intenti fra tutti gli attori del Sistema Sangue (istituzioni locali e nazionali, associazioni e federazioni del volontariato del sangue, professionisti). Tale legge ha portato all’introduzione di misure per il coordinamento a livello regionale e nazionale e rappresenta un importante punto di forza del Sistema Sangue.

Gli organismi di coordinamento regionale sono istituiti ai sensi dell’articolo 6, comma 1, della Legge 219/2005, che ne indica le funzioni e gli obiettivi strategici.

Gli organismi di coordinamento nazionale, istituiti ai sensi degli articoli 12 e 13, sono rappresentati dalla Consulta tecnica permanente per il Sistema Trasfusionale e dal Centro Nazionale Sangue (CNS): organo di tipo consultivo il primo, vero e proprio organo di coordinamento nazionale il secondo.

Le funzioni attribuite al CNS sono quantitativamente e qualitativamente molto complesse e vanno dal supporto alla programmazione regionale e nazionale, alle funzioni di vigilanza e controllo, alla promozione della formazione e della ricerca scientifica nello specifico ambito.

Il CNS opera secondo princìpi di governance, ovvero di un governo partecipato, in ragione delle esigenze di rispetto dell’autonomia organizzativa regionale.

Per diventare un donatore di sangue bisogna avere un'età compresa tra i 18 e i 60 anni (per candidarsi a diventare donatori di sangue intero), 65 anni (età massima per proseguire l'attività di donazione per i donatori periodici), con deroghe a giudizio del medico.

E' possibile donare il sangue intero oppure soltanto il plasma. In questo secondo caso, attraverso dei separatori cellulari si ottiene dal sangue del donatore soltanto la componente ematica di cui si ha necessità: plasma (plasmaferesi) o piastrine (piastrinoaferesi), restituendogli contemporaneamente i restanti elementi.

Il peso corporeo non può essere inferiore ai 50 chili e le pulsazioni devono essere comprese tra i 50-100 battiti al minuto (anche con frequenza inferiore per chi pratica attività sportive).

La pressione arteriosa deve essere compresa tra i 110 e 180 mm di mercurio (Sistolica o MASSIMA); tra 60 e 100 mm di mercurio (Diastolica o MINIMA).

Lo stato di salute deve essere buono e lo stile di vita non deve presentare nessun comportamento a rischio.

L'intervallo minimo tra una donazione di sangue intero e l'altra è di 90 giorni.

La frequenza annua delle donazioni non deve essere superiore a 4 volte all'anno per gli uomini e 2 volte all'anno per le donne.

Chi intende diventare donatore di sangue può recarsi presso una sede o un centro di raccolta sangue o un Servizio trasfusionale dell'ospedale della propria città.

Il colloquio aiuterà a stabilire l'idoneità e a individuare quale tipo di donazione è più indicata: sangue intero o aferesi.

Dopo la visita medica verrà effettuato il prelievo del sangue necessario per eseguire gli esami di laboratorio prescritti per accertare l'idoneità al dono.

Accertata l'idoneità, il nuovo donatore verrà invitato ad effettuare la prima donazione

Ad ogni donazione il medico per prima cosa effettuerà una valutazione clinica del donatore (battito cardiaco, pressione arteriosa, emoglobina), quindi farà un colloquio per l'accertamento di eventuali situazioni che rendano la donazione controindicata tanto per la sicurezza del donatore che per quella del ricevente (tra cui i comportamenti a rischio intercorsi dall'ultima donazione) e richiederà al donatore la firma del consenso alla donazione.

Il mattino del prelievo è preferibile essere a digiuno o aver fatto una colazione leggera a base di frutta fresca o spremute, tè o caffè poco zuccherati, pane non condito o altri carboidrati semplici. Le donne che hanno in corso la terapia anticoncezionale non devono sospenderne l'assunzione quotidiana.

Il prelievo di sangue intero è assolutamente innocuo per il donatore e ha una durata di circa 5-8 minuti. Il volume massimo di sangue prelevato, stabilito per legge, è uguale a 450 centimetri cubici +/- 10%.


 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai