Logo InItalia

In ITALIA - L'italia e l'italiano per stranieri

In Italia

LA COSTITUZIONE

14. La cittadinanza

 

Lo Stato può essere definito come una comunità di individui – cioè un popolo – che vivono stabilmente su un territorio.
Il popolo, dunque, è uno degli elementi costitutivi dello Stato. Se mancasse il popolo, anche l'organizzazione statale non avrebbe più ragione di esistere.
Il popolo di uno Stato è composto dall'insieme dei suoi cittadini, cioè da quelle persone a cui la legge attribuisce la cittadinanza.
La cittadinanza è una condizione che comporta l'attribuzione di una complessa serie di diritti e di doveri, che solo in parte, possono estendersi agli stranieri e agli apolidi.
Gli stranieri sono i cittadini di altri Stati, mentre gli apolidi sono le persone prive di ogni cittadinanza.
Ogni ordinamento ha le sue regole per l’acquisto della cittadinanza.
In Italia si diventa cittadini per nascita: è italiano chi abbia uno o entrambi i genitori italiani, oppure anche chi sia semplicemente nato in territorio italiano, purché entrambi i genitori siano apolidi o ignoti;
Si diventa cittadini italiani per adozione: diventa italiano il minore straniero adottato da un cittadino italiano. Si diventa cittadini italiani anche per matrimonio: lo straniero o l'apolide che sposi un italiano acquisisce il diritto di chiedere la nostra cittadinanza. In questo caso la domanda può essere avanzata immediatamente se il richiedente già risiedeva regolarmente in Italia da almeno sei mesi, deve invece aspettare tre anni dalla celebrazione del matrimonio se non era già residente. Queste regole servono ad evitare i cosiddetti matrimoni di comodo, contratti al solo scopo di acquistare la cittadinanza italiana;
infine, si diventa cittadini italiani per naturalizzazione, con decreto del Capo dello Stato, quando ricorrano le condizioni previste dalla legge. Tra le altre ipotesi, la concessione della cittadinanza è prevista per lo straniero legalmente residente in Italia da almeno dieci anni e per il discendente straniero di chi è stato cittadino italiano, che sia residente in Italia da tre anni. In tali casi la cittadinanza è attribuita su domanda e previo giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e delle leggi.

FELA: Quali sono i tuoi obbiettivi futuri?
EUSEBIO: I miei obiettivi futuri sono le Olimpiadi del 2012, però mi tocca aspettare altri due anni per richiedere la cittadinanza e quindi poi per gareggiare con l’Italia.
FELA: Ma intanto gareggerai nei campionati, nelle varie competizioni?
EUSEBIO: Si! Nel campionato italiano quest’anno però gia l’anno prossimo non li potrò più fare senza cittadinanza.

L’atleta del filmato, Eusebio, potrà coronare il suo sogno di gareggiare alle Olimpiadi per i colori dell’Italia e diventare cittadino italiano quando maturato il periodo di residenza in Italia previsto dalla legge per l’acquisto della cittadinanza da parte dello straniero avrà chiesto ed ottenuto il decreto di naturalizzazione da parte del Capo dello Stato e avrà giurato fedeltà alla Repubblica, alla Costituzione e alle leggi. Peraltro, è sempre ammessa la doppia cittadinanza, nel senso che una persona può avere, oltre a quella italiana, anche la cittadinanza di un altro stato.
Il Trattato sull’Unione Europea ha introdotto, accanto alla nozione di cittadinanza nazionale, anche quella di cittadinanza europea che la completa e non la sostituisce.
Essa spetta a chi sia già cittadino di uno degli Stati membri e comporta il riconoscimento di una serie di diritti. Oltre alla libertà di circolazione e di soggiorno nel territorio dell’Unione di cui s’è già detto nelle puntate precedenti, vi è anche il diritto alla tutela da parte delle autorità diplomatiche di qualsiasi Stato membro e, soprattutto, il diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni comunali e alle elezioni per il Parlamento europeo che si tengano nel diverso Stato in cui si risiede.
Quanto, poi, a coloro che non sono cittadini di uno Stato appartenente all'Unione europea - l’art. 10 della Costituzione stabilisce che «la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali».
Questo vuol dire, innanzitutto, che la legge italiana riconosce allo straniero presente nel territorio, indipendentemente dal fatto che la sua presenza sia o meno regolare, i diritti fondamentali della persona umana previsti dal diritto interno, dalle convenzioni internazionali e dai principi di diritto internazionale – come ad esempio il diritto alla vita o il diritto alla libertà personale – perché si tratta di diritti che spettano alla persona umana come tale.
Le legge riconosce, inoltre, agli stranieri in possesso di regolare permesso di soggiorno, anche i diritti civili riconosciuti al cittadino italiano, nonché il diritto di partecipare alla vita pubblica locale, e parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani.
Allo straniero è inoltre garantita parità di trattamento con il cittadino relativamente alla tutela dei diritti e degli interessi legittimi davanti ai giudici, nei rapporti con la pubblica amministrazione e nell'accesso ai pubblici servizi.
Le legge ordinaria, dunque, ha progressivamente esteso la titolarità dei diritti civili anche agli stranieri, anche perché, a seguito dello stabilirsi nel nostro Paese di un numero sempre crescente di immigrati e del loro impiego in molte attività economiche, è oggi interesse dell'Italia tutelare la posizione di questi lavoratori.
Il riconoscimento di diritti agli stranieri regolarmente residenti costituisce anche una risposta ai problemi tipici delle società nel cui territorio si trovano a coesistere gruppi con provenienze geografiche e tradizioni culturali e religiose diverse.
Oltre che nei luoghi di culto religioso e nei luoghi di cultura, la coesistenza pacifica e tollerante di gruppi diversi si coltiva sempre più anche tendendo ad equipararli ai cittadini nel godimento dei diritti fondamentali, senza snaturarne le identità culturali.
Il riconoscimento di questi diritti è affidato alle disposizioni che emana il legislatore ordinario: sono, quindi, consentiti trattamenti differenziati per gli stranieri immigrati i quali devono osservare regole precise per quanto riguarda il diritto di ingresso in Italia e di soggiorno sul nostro territorio.

 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai