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LA COSTITUZIONE

13. La tutela della famiglia

 

La famiglia è la prima cellula di una società e la fondamentale comunità in cui sin dall'infanzia si forma la personalità degli individui.
La famiglia è il nucleo della società e precede la formazione dello Stato.
Quindi la Repubblica, non attribuisce i diritti alla famiglia, ma si limita a riconoscerli e a garantirli, perché preesistenti allo Stato, come avviene per i diritti inviolabili dell'uomo, secondo quanto dispone l’articolo 2 della Costituzione.
La Costituzione considera fondamentale e insostituibile il compito svolto dalla famiglia e dedica diverse disposizioni alla sua disciplina ed alla sua tutela.
In primo luogo, l’articolo 29 definisce la famiglia come una «società naturale fondata sul matrimonio».
E’ una società naturale, proprio perchè nasce prima dello Stato ed è perciò una formazione sociale “originaria”.
Il matrimonio è uno scambio di consensi fra un uomo e una donna che può avvenire dinanzi al sindaco o a un suo delegato (nel caso del matrimonio civile) oppure dinanzi a un ministro di un culto (nel caso del matrimonio religioso). Quando si tratti del matrimonio celebrato dal ministro del culto cattolico, in virtù del vigente Concordato tra Stato e Chiesa, esso potrà avere effetti anche nei confronti dello Stato, attraverso la sua trascrizione nei registri dello stato civile.
Nonostante la Costituzione assicuri una condizione di preferenza alla famiglia «fondata sul matrimonio», non è prevista tuttavia l'indissolubilità dello stesso e ne può essere richiesto lo scioglimento da uno o da entrambi i coniugi. Comunque, anche in questo caso non vengono meno i doveri dei genitori nei confronti dei figli nati durante il matrimonio.
L’art. 29 afferma che il matrimonio si basa sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi. Questo significa che anche nella sfera dei rapporti familiari si applica il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione e che è venuta meno ogni superiorità giuridica del marito nei confronti della moglie.
Il riconoscimento dell'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi rappresenta una scelta che produce effetti su ogni aspetto della loro vita: dai rapporti patrimoniali ai rapporti inerenti alle decisioni familiari, fino a comprendere tutto ciò che coinvolge il rispetto della personalità e della dignità di ciascuno.
Nessuna diseguaglianza all’interno del gruppo familiare può essere tollerata, a meno che non sia necessaria per attuare il principio dell’unità familiare, secondo il quale in caso di disaccordo le decisioni importanti per la vita familiare debbono essere comunque assunte, impegnando tutta la famiglia.
Questo limite, tuttavia, non significa che, quando sia indispensabile la prevalenza della volontà di uno dei coniugi per garantire l’unità familiare, questa debba necessariamente essere quella del marito. In questo caso è necessario ottenere un provvedimento dal giudice come previsto dalla legge.
Il valore dell’unità familiare e il principio di eguaglianza fra i coniugi, dunque, si devono integrare tra loro, in modo che si possa realizzare un modello di famiglia governato dal consenso.
L’articolo 30 riconosce ad ambedue i genitori il diritto/dovere di mantenere, istruire ed educare i figli.
Non si tratta solo di un dovere, dunque, ma anche di un diritto e cioè della facoltà per i genitori di scegliere liberamente l’indirizzo educativo per i propri figli, rispetto al quale l'intervento dello Stato può essere solo di sostegno.
L’impegno che grava sui genitori non può limitarsi al solo aspetto economico, ma piuttosto esige un contributo di affetto e di esperienza, che coinvolge ciascuno nel processo di formazione della personalità del minore.
La norma non autorizza, però, i genitori a imporre modelli di comportamento in modo autoritario, ma richiede di misurare ogni scelta con le attitudini e le inclinazioni naturali dei figli, nel rispetto della loro personalità e dei loro fondamentali diritti di libertà, che la Costituzione garantisce loro, anche se minorenni.
Attraverso l’art. 30 la Costituzione – che pure, come detto, manifesta un favore per la famiglia fondata sul matrimonio – prende in considerazione anche la famiglia di fatto, in quanto il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, vale anche per i figli nati fuori dal matrimonio.
Lo stesso articolo 30, impone alla legge di assicurare ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale «purché compatibile con í diritti dei membri della famiglia legittima».
Anche l'articolo 31 della Costituzione tutela la maternità, l'infanzia e la gioventù e non limita tali garanzie alla famiglia legittima.
La famiglia di fatto ha una limitata rilevanza costituzionale, essenzialmente in funzione di protezione dei diritti fondamentali dei suoi componenti più deboli.
In ogni caso, la sua tutela non è parificabile a quella della famiglia fondata sul matrimonio per le ragioni che abbiamo appena esposto.

SALIF: Come immaginate il futuro dei vostri figli?
INTERVISTATO: La vita loro, diciamo che la stanno vivendo qua. Ma possono andare anche giù in Africa a riconoscere, conoscere il nostro paese, la nostra cultura.
OLGA: Beh, la famiglia è importante è alla base della società e poi è un segno di speranza per il futuro.
SALIF: Infatti le leggi italiane cercano di sostenerle in ogni modo. Anche nella Costituzione la famiglia è considerata il nucleo sociale fondamentale per lo Stato.

Come ricordano anche Olga e Salif nel filmato, la famiglia è considerata, dunque, il nucleo sociale fondamentale per lo Stato.
Questo è il motivo per il quale esso è impegnato a realizzare politiche sociali di sostegno. Del resto, l’articolo 31della Costituzione prevede espressamente che la Repubblica agevoli con misure economiche e altre provvidenze – come assegni familiari, assegni di studio, agevolazioni fiscali, prestiti agevolati – la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti ad essa relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
In questa direzione si è inserita negli ultimi anni la previsione di interventi a sostegno della maternità e della paternità, quali, per esempio, l’attribuzione di un assegno di maternità per ogni nuovo figlio nato e la possibilità di chiedere permessi di assentarsi dal lavoro anche per i padri.
Tutto questo conferma l’attenzione che il legislatore riserva alla famiglia riconoscendone la funzione e il ruolo sociale.

 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai