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In Italia

LA COSTITUZIONE

8. I diritti dei lavoratori

 

Il diritto al lavoro è riconosciuto a tutti i cittadini dall’art 4 della Costituzione in base al quale la Repubblica promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ciò vuol dire che lo Stato, deve creare le condizioni per la piena occupazione dei cittadini e deve tutelare anche il diritto del lavoratore a conservare il posto di lavoro non consentendo licenziamenti immotivati.
Lo stesso art. 4 della Costituzione stabilisce che il lavoro è anche un dovere per il cittadino, che deve concorrere al progresso materiale e spirituale della società.
Il diritto al lavoro si ricollega a varie disposizioni costituzionali: all’art. 1, secondo il quale l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; all’art 2, che richiede a tutti l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; all’art. 3, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.
In tal modo, il diritto al lavoro previsto dall’art. 4 diviene parte delle disposizioni contenute nei Principi fondamentali della Costituzione e contribuisce a qualificare la nostra forma di Stato che viene definita democratica e sociale.
L’art 35 della Costituzione stabilisce un criterio generale e cioè che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme.
Promuovendo la formazione professionale dei lavoratori, la Repubblica offre ai giovani maggiori possibilità di entrare nel mercato del lavoro, e aiuta i lavoratori già occupati a difendere e a migliorare la propria posizione lavorativa.
Le norme dell’ordinamento internazionale, contribuiscono a proteggere meglio i diritti dei lavoratori, come avviene per tutti i diritti fondamentali.
L’Italia aderisce alle organizzazioni internazionali – come l’Organizzazione internazionale del lavoro – che prevedono diritti di carattere generale, o che rivolgono raccomandazioni, su particolari aspetti della tutela del lavoro.

SALIF – Ma Olga, cosa fai? –
OLGA – Voglio cercare lavoro, comincio a guardare gli annunci per capire cosa posso fare qui in Italia.

E proprio in attuazione di obblighi derivanti da una convenzione internazionale, la legge italiana prevede che allo straniero regolarmente soggiornante in Italia non possa essere revocato il permesso di soggiorno per la perdita del posto di lavoro. Anzi egli ha diritto ad essere iscritto nelle liste di collocamento. E ha diritto all’indennità di disoccupazione.
A proposito dei diritti dei lavoratori garantiti dalla Costituzione, ricordiamo ancora il diritto alla giusta retribuzione del lavoro previsto dall’art. 36, il principio che equipara i diritti della donna lavoratrice a quelli dell’uomo lavoratore previsto dall’art. 37, e le norme costituzionali in materia di previdenza e sanità.
In particolare, l’art. 38 della Costituzione stabilisce che “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale e che ai lavoratori siano assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.
Questa disposizione si ispira al principio fondamentale della solidarietà sociale.
Il valore centrale è dato dalla persona umana.
E se esistono cittadini che, per cause indipendenti dalla loro volontà non sono in grado di lavorare essi hanno tuttavia diritto a che la collettività contribuisca al loro mantenimento ed alla loro assistenza.
La solidarietà, cioè, prevale su qualunque considerazione di natura economica.
Anche gli invalidi hanno diritto, compatibilmente con le loro particolari condizioni, di ottenere un posto di lavoro.
Sono state approvate, pertanto, leggi che favoriscono l’acquisizione di adeguate abilità professionali per gli invalidi ed il loro inserimento nel mondo del lavoro.
Come viene affermato anche nella Carta dei valori, della cittadinanza e dell’integrazione dell’aprile 2007, l’immigrato, come ogni cittadino italiano, ha diritto ad un compenso adeguato per il lavoro svolto, al versamento dei contributi per la sanità e la previdenza, a vedersi garantito il sostentamento nei casi di malattia e infortunio, e nell’età avanzata, alle condizioni previste dalla legge. Inoltre, ogni lavoro deve svolgersi in condizioni di sicurezza per la salute e l’integrità della persona.
Il valore della persona umana è anche il fondamento di ogni proposta a favore del lavoratore immigrato.

OLGA – Lei che è straniera come me, come è riuscita? –
INTERVISTATA – Non è stato facile neanche per me, mi sono rivolta prima al centro per l’impiego, dove mi sono iscritta alle liste di collocamento, poi naturalmente mi sono rivolta anche ad amici, per vedere se hanno conoscenze, cose di questo genere. Per fortuna successivamente ho avuto tramite le conoscenze e il passa parola, l’opportunità di conoscere questa cooperativa per la quale lavoro e per la quale sono diventata anche socia che gestisce: servizi bibliotecari, museali eccetera. E quindi mi hanno introdotto al lavoro e adesso sono praticamente fissa con loro - .

In questo senso vogliamo ricordare quanto affermato da Giovanni Paolo II, e cioè che il fondamentale valore del lavoro è strettamente collegato con la dignità umana.
Egli ha sottolineato “l’uomo ha il diritto di lasciare il proprio paese d’origine per vari motivi e di cercare migliori condizioni di vita in un altro Paese”.
Ed ancora “che l’uomo, il quale lavora fuori dal suo Paese natio, tanto emigrato permanente quanto lavoratore stagionale, non deve essere svantaggiato nell’ambito dei diritti riguardanti il lavoro, in confronto agli altri lavoratori di quella determinata società.
L’emigrazione per lavoro non può in nessun modo diventare un’occasione di sfruttamento finanziario o sociale".

 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai