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LA BUSSOLA

20. L'Italia nell'Unione Europea

 


Nell'intervista che il docente universitario di Storia dell’Europa e del Mediterraneo Franco Rizzi rilascia ad Olga e Giulio, si pongono in evidenza le radici comuni tra i popoli del Mediterraneo. Ascoltiamo l’intervista.

SCENA 7

Intervista a Franco Rizzi

Geograficamente l’Europa è riconosciuta come uno dei cinque continenti.

Ma l’Europa ha anche una sua unitaria identità politica, giuridica ed economica: l’Unione Europea è, infatti, un soggetto politico a carattere sovranazionale e intergovernativo, che comprende 27 paesi membri indipendenti e democratici, tra i quali l’Italia.

Ma vediamo quali sono le origini dell’Unione Europea.

Varie sono state le tappe dell’itinerario che ha condotto progressivamente alla costruzione dell’edificio europeo:




  • la prima tappa è l’istituzione della Comunità Europea del carbone e dell’acciaio (CECA), con il Trattato di Parigi del 18 aprile 1951 (estinta il 23 luglio 2002);


  • la seconda tappa è l’istituzione con i Trattati di Roma (cosiddetto Trattato CE) del 25 marzo 1957 di altre due Comunità: la Comunità Economica Europea (CEE, poi dal 1 novembre 1993 denominata Comunità Europea, CE) e la Comunità Europea per l’Energia Atomica (CEEA o Euratom).



Sei gli Stati che hanno partecipato alla fondazione delle Comunità Europee: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e i Paesi Bassi.

Obiettivo centrale del Trattato con cui sono state istituite la Comunità Economica Europea e la Comunità Europea per l’Energia Atomica era, in origine, quello di realizzare un “mercato comune”, cioè uno spazio dove fosse assicurata la libera circolazione delle merci, e non vi fossero restrizioni di alcun tipo al commercio tra gli Stati membri.

I trattati istitutivi delle Comunità Europee hanno subito numerose modifiche, sia per l’adesione dei nuovi Stati membri sia con ulteriori trattati (1) che hanno comportato l’aumento delle competenze delle Comunità. Infine il Trattato sull’Unione Europea ha istituito una nuova “struttura” denominata “Unione Europea”, che “sostituisce e succede alla Comunita’ Europea” (Art. 1 del Trattato sull’Unione Europea).

L’Unione Europea, in sostanza, non è solo una zona di libero mercato, che permette ai propri cittadini libertà di movimento, lavoro e investimento all’interno degli Stati membri, ma è una organizzazione sovranazionale, con personalità giudica (art. 47 del Trattato sull’Unione Europea) e soggettività internazionale, che persegue una politica commerciale comune, una politica agricola comune e una politica comune della pesca. Inoltre, numerose sono le materie di competenza dell’Unione Europea: dagli affari esteri alla sicurezza comune, alle politiche economiche, all’agricoltura, al commercio e alla protezione dell’ambiente.

Ai sei iniziali Stati fondatori delle “Comunità Europee” si sono aggiunti in base ai successivi trattati di adesione altri 21 Stati: Danimarca, Irlanda, Regno Unito dal 1 gennaio 1973; Grecia dal 1 gennaio 1981; Portogallo e Spagna dal 1 gennaio 1986; l’Austria, la Finlandia e la Svezia dal 1 gennaio 1995; Cipro, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, e Ungheria dal 1 maggio 2004; Bulgaria e Romania dal 1 gennaio 2007.

Il Trattato sull’Unione Europea prevede che qualsiasi Stato Europeo che rispetti i valori dell’Unione (enunciati dall’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea) e che si impegni a promuoverli può aderire all’Unione Europea.

E’ necessario comunque l’accordo di tutti gli Stati membri e l’intervento delle istituzioni politiche dell’Unione Europea.

La partecipazione dell’Italia all’Unione Europea è consentita dall’art. 11 della Costituzione Italiana (art. 11 Costituzione) che prevede espressamente in condizioni di parità le “limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che curi la pace e la giustizia fra le Nazioni” e “promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

L’Unione Europea si compone di vari organi (le cosiddette Istituzioni), che, attraverso i poteri loro conferiti – tra cui in particolare quello di adottare “atti normativi” - hanno il compito di realizzare gli obiettivi dell’Unione indicati nel Trattato sull’Unione Europea.

I principali sono: il Consiglio, il Parlamento Europeo e la Commissione, ai quali è affidato il potere decisionale di adottare norme vincolanti nei confronti degli Stati membri (come le direttive) e nei confronti di tutti i cittadini degli Stati membri (come i regolamenti). La Commissione svolge anche compiti di natura esecutiva e in particolare vigila sul rispetto degli obblighi posti dalle norme dell’Unione Europea da parte degli Stati membri. Sono organi dell’Unione Europea anche il Consiglio Europeo, che svolge essenzialmente un ruolo di indirizzo dell’attività delle altre istituzioni politiche, la Corte di Giustizia, che ha il compito di assicurare il “rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei Trattati”, la Banca Centrale Europea, la Corte dei Conti.

I membri del Parlamento Europeo sono democraticamente eletti dai cittadini degli Stati membri, a suffragio universale, e durano in carica cinque anni.

Gli atti normativi “vincolanti” adottati dall’Unione Europea sono i regolamenti, le direttive e le decisioni.

I regolamenti dell’Unione Europea (art. 288 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) sono obbligatori in tutti i loro elementi e direttamente applicabili negli Stati membri, cioè producono i loro effetti giuridici in ogni Stato membro senza che occorra alcun atto di attuazione dell’Unione o dello Stato membro. I regolamenti fanno sorgere diritti ed obblighi in capo ai cittadini, che sono obbligati a rispettarli al pari di una legge italiana.

Poi ci sono le direttive (art. 288 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea). Queste hanno come destinatari i singoli Stati membri (non direttamente i cittadini) e li vincolano a raggiungere un risultato indicato. I singoli Stati membri sono obbligati ad adeguare le proprie leggi o ad adottarne di nuove, se la materia non è già regolamentata, alle norme contenute nelle direttive.

Infine, abbiamo le decisioni che hanno portata generale e sono obbligatorie in tutti i loro elementi, al pari dei regolamenti. Diversamente da questi però, la decisione può avere come destinatari singoli soggetti (Stati membri oppure persone fisiche e giuridiche). Con le decisioni, soprattutto quelle rivolte a singoli Stati, vengono imposti obblighi di adottare provvedimenti normativi.

Tutti gli altri atti adottati dall’Unione Europea, come i pareri e le raccomandazioni, non sono vincolanti.

Chi è cittadino di uno Stato membro dell’Unione Europea è anche cittadino europeo. Lo afferma l’art. 17 del Trattato che ha istituito la Comunità Economica Europea nel 1957.

La cittadinanza europea integra e non si sostituisce alla cittadinanza dello Stato a cui si appartiene. Quindi se siamo cittadini italiani, siamo anche cittadini europei. La cittadinanza europea garantisce in sostanza: la libertà di circolare e soggiornare nel territorio degli Stati Membri; il diritto di voto e l’eleggibilità alle elezioni comunali e alle elezioni del Parlamento Europeo nello Stato membro dove si risiede; il diritto di beneficiare, in uno stato terzo all’Unione Europea nel quale lo Stato membro di appartenenza del cittadino non è rappresentato, della tutela diplomatica e consolare di qualsiasi altro Stato membro; il diritto di petizione al Parlamento Europeo e di accesso al Mediatore Europeo e alla Corte di Giustizia.

Una particolare attenzione va data alla politica europea in materia di istruzione. In questa materia l’Unione Europea fissa gli obiettivi comuni e gli Stati membri condividono tra di loro le migliori pratiche. Pensiamo ad esempio all’istituzione del “Quadro Europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente”, cosiddetto EQF (2), avvenuto con la Raccomandazione 2008/C111/01/CE adottata dal Parlamento Europeo unitamente al Consiglio ed entrata in vigore nell’aprile del 2008.

Questo è un quadro comune europeo di riferimento per tutti gli Stati membri che prevede l’istituzione di un unico sistema di istruzione generale, professionale e accademica e della formazione professionale suddiviso in otto livelli, da un livello di base (Livello 1, ad esempio uscita dall’istruzione primaria) ai livelli più avanzati (Livello 8, ad esempio i dottorati).

Inoltre, l’Unione Europea finanzia numerosi programmi (come ad esempio per il periodo 2007-2013 i progetti Leonardo da Vinci, Erasmus, Comenius, Grundtvig) per permettere non solo ai suoi cittadini, ma anche agli studenti, agli insegnanti e agli istituti di istruzione di altri Paesi stranieri, di sfruttare al meglio le proprie capacità e le potenzialità economiche dell’Unione Europea effettuando studi, seguendo una formazione professionale o svolgendo un’attività lavorativa in un altro paese.

www.europa.eu

www.esteri.it




  1. Trattati dell'Unione Europea: l’Atto Unico Europeo del 1986, il Trattato sull’Unione Europea adottato a Maastricht il 7 febbraio 1992 ed entrato in vigore il 1 novembre 1993, il Trattato di Amsterdam adottato il 2 ottobre 1997 ed entrato in vigore il 1 maggio 1999, il Trattato di Nizza adottato il 26 febbraio 2001 ed entrato in vigore il 1 febbraio 2003, il Trattato di Lisbona firmato il 13 dicembre 2007 ed entrato in vigore il 1 dicembre 2009.





(2) La caratteristica principale dell’EQF è la sua concentrazione sui risultati dell’apprendimento (piuttosto che sugli input, quali la durata del periodo di studi), che vengono delineati secondo tre categorie: conoscenze, abilità e competenze. Quindi, secondo questo nuovo sistema il singolo risultato dell’apprendimento viene definito da ciò che un individuo conosce, comprende e sa fare al termine di un processo di apprendimento. Due sono i principali obiettivi dell’EQF: promuovere la mobilità transfrontaliera dei cittadini e agevolarne l’apprendimento permanente.


 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai