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LA BUSSOLA

15. La parita' tra uomo e donna

 


Il principio di uguaglianza e la parità tra uomo e donna

In questa puntata abbiamo visto che Salif ammira Olga perché è una grande lavoratrice. Ascoltiamoli.

Un grande contributo all’emancipazione delle donne (cioè alla loro autonomia) lo ha dato anche la Costituzione Italiana del 1948 che, per la prima volta, ha sancito come principio fondamentale dell’ordinamento democratico italiano l’uguaglianza tra l’uomo e la donna.

L’art. 3 della Costituzione, infatti, sancisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 Costituzione).

Prima, lo Statuto Albertino, Carta Fondamentale del Regno di Italia, non prevedeva la parità tra uomini e donne. Infatti, queste avevano una limitata capacità di agire. Pensate che per vendere o comprare beni e per donarli avevano bisogno dell’autorizzazione del marito. Questa limitazione è stata abrogata, cioè soppressa, solo nel 1919 (Legge 17 luglio 1919). Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 il salario delle donne lavoratrici era in genere poco più della metà di quello degli uomini, a parità di lavoro.

Soltanto nel 1874 le donne hanno avuto accesso all’istruzione e hanno potuto iscriversi ai licei e alle università.

E solo nel 1945 hanno avuto il diritto di voto (decreto legislativo luogotenenziale 1 febbraio 1945 n. 23) e nel 1946 la possibilità di essere elette (Decreto n. 74 del 10 marzo 1946, "Norme per l'elezione dei deputati all'Assemblea Costituente").

Nonostante queste discriminazioni, tante sono state le donne eccezionali che hanno contribuito alla storia dell’Italia. Pensiamo, ad esempio, a Cecchina Menotti, a Cristina di Belgioioso, a Enrichetta Pisacane, a Rosa Montmasson Crispi, a Colomba Antonietti, e ad Anita Garibaldi di cui parlano Olga ed Anna. Ascoltiamole.

Col passare degli anni, la donna ha ottenuto, con dure battaglie, il riconoscimento del diritto di uguaglianza e con l’ingresso nel mondo del lavoro è riuscita ad ottenere anche l’autonomia economica.

Molteplici sono gli articoli della Costituzione Italiana nei quali troviamo affermato il principio di uguaglianza tra uomo e donna. Ad esempio nell’articolo 3 (art. 3 Costituzione), si afferma che tutti sono uguali davanti alla legge “senza distinzione di sesso”; nell’articolo 29 (art. 29 Costituzione) si afferma che “il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi”. Nell’art 37 (art. 37 Costituzione) si prevede che la donna lavoratrice abbia gli stessi diritti e, a parità di lavoro, la stessa retribuzione che spetta al lavoratore di sesso maschile.

La Costituzione italiana afferma anche che tutti i cittadini, uomini e donne, hanno il diritto di votare (art. 48 Costituzione) e che tutti i cittadini, dell’uno o dell’altro sesso, possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive (art. 51 Costituzione).

La parità tra uomo e donna costituisce anche un diritto fondamentale e un valore comune all'Unione Europea. Numerose sono le norme comunitarie e i progetti europei volti ad attuare questo principio, attraverso la promozione dell’accesso delle donne all'occupazione, della parità retributiva, della protezione della maternità, del congedo parentale, della sicurezza sociale, specie in ambito lavorativo. Non mancano gli strumenti finanziari – come ad esempio il Fondo Sociale Europeo – messi a disposizione dall’Unione Europea in favore degli Stati membri per attuare concretamente, tra l’altro, le politiche volte anche alla promozione della parità tra uomo e donna. Anche in Italia, nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è istituito dal 1997 un Dipartimento per le Pari Opportunità che propone e coordina le iniziative normative e amministrative e le attività di verifica, di controllo, di formazione e informazione anche in materia di parità tra uomo e donna.

Sempre in tal senso, la legge italiana (decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151) protegge la maternità e la donna madre che lavora.

La donna lavoratrice che aspetta un bambino ha diritto al “congedo di maternità”, cioè ha diritto ad assentarsi dal luogo di lavoro per cinque mesi (cioè nei due mesi

precedenti alla data presunta del parto e nei tre mesi successivi o, con certificato medico, nel mese precedente e nei quattro mesi successivi) (art. 16 e seguenti decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 15).

La donna lavoratrice, inoltre, nel primo anno di vita del figlio, ha diritto a chiedere al datore di lavoro il permesso retribuito di assentarsi dal luogo di lavoro (il cosiddetto “riposo giornaliero”) per due ore, o per un’ora se l’orario di lavoro è inferiore a sei ore (art. 39 del D.lgs. 26 marzo 2001 n. 151).

Sia il congedo che il permesso di assentarsi dal lavoro possono essere richiesti anche dal padre lavoratore, al posto della madre, se la mamma non utilizza i permessi o perché non lavora, o perché è gravemente malata o perché svolge un lavoro non subordinato, ma autonomo (art. 28 e seguenti e art. 40 del D.lgs. 26 marzo 2001 n. 151).

Fino a quando il bambino non ha compiuto 8 anni, se si ammala, il padre o la madre hanno il diritto di assentarsi dal lavoro per curarlo (art. 32 e seguenti del D.lgs. 26 marzo 2001 n. 151).

Infine, la legge italiana prevede che le donne lavoratrici non possono essere licenziate nel periodo compreso tra l’inizio della gravidanza e il primo anno di età del figlio (art. 54 D. lgs 26 marzo 2001 n. 151). Inoltre, per i sette mesi successivi all’inizio della gravidanza, la donna non può essere obbligata a fare lavori faticosi e pericolosi. Dopo il periodo di maternità, al rientro sul luogo di lavoro, la donna ha diritto a svolgere la stessa attività lavorativa che svolgeva prima.

Infine, lo Stato Italiano promuove l'uguaglianza sostanziale e le pari opportunità per uomini e donne anche nell'attività economica e imprenditoriale. Inizialmente con la legge 215 del 1992, successivamente con il D.pr. 28 luglio 2000 n. 314 e da ultimo con il Decreto Legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (contenente l’importante Codice delle pari opportunità tra uomo e donna), sono previste agevolazioni in favore dell’imprenditoria femminile in molti settori come quello del commercio,

dell’artigianato, dell’agricoltura e dei servizi attraverso l’erogazione di un contributo, in parte a fondo perduto (cioè senza obbligo restituzione) in parte con obbligo di restituzione a un tasso di interesse agevolato.

www.pariopportunita.gov.it


 
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