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LA BUSSOLA

9. L'ingresso degli stranieri in Italia

 


L’immigrazione o l’emigrazione è il trasferimento permanente o temporaneo di gruppi di persone in un paese diverso da quello di origine, che può avvenire per vari motivi, economici, religiosi, politici o, comunque, per cercare un lavoro o per avere una migliore istruzione.

Dal 1970 e ancora oggi, l’Italia è uno dei primi Paesi europei ad avere un numero elevato di stranieri residenti.

Ma non dobbiamo dimenticare che gli stessi italiani nel secolo XIX e XX sono emigrati verso Stati del mondo occidentale (come l’America del Nord, il Brasile e l’Argentina) e in minor misura del Nord Africa.

Pensate che tra il 1861 e il 1985 sono state registrate più di 29 milioni di partenze dall'Italia. Nell'arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all'ammontare della popolazione al momento dell’Unità di Italia (25 milioni nel primo censimento italiano) si trasferì all’estero.

Attualmente, l’ingresso, il soggiorno e il transito degli stranieri in Italia è regolato dal Testo Unico sull’Immigrazione (Decreto Legislativo n. 286 del 1998).

Si può entrare regolarmente in Italia (e comunque nello Spazio Schengen) solo se vengono rispettate determinate condizioni.

Ad esempio, l’ingresso deve avvenire attraverso un valico di frontiera. Bisogna avere anche un passaporto o un altro documento di viaggio equivalente, riconosciuto dal Governo Italiano.

Oltre al passaporto, sono considerati documenti validi, ad esempio, il titolo di viaggio per apolidi (cioè il documento rilasciato a chi non ha la cittadinanza di alcun Stato) (Convenzione sullo Statuto degli Apolidi firmata a New York il 28.9.1954 resa esecutiva in Italia con la legge 306\62) o il titolo di viaggio per rifugiati (Convenzione sullo Statuto dei Rifugiati firmata a Ginevra il 28.7.1951), cioè il documento rilasciato a chi è fuggito o è stato espulso dal proprio Paese a causa di discriminazioni politiche, razziali o religiose e trova ospitalità in un Paese straniero.

In alcuni casi è necessario anche il visto (Decreto 12.7.2000), ad esempio per i cittadini dell’Afghanistan,dell’Algeria, di Cuba, dell’Ecuador, del Kenia, della Libia, del Marocco, dell’Ucraina, della Russia, e tanti altri. Si può richiedere il visto presso le rappresentanze Diplomatiche e Consolari Italiane nel Paese di residenza.

Comunque, per tutti i soggiorni di lunga durata (cioè di più di 90 giorni), tutti gli stranieri devono sempre avere il visto, anche se sono cittadini di Paesi non soggetti ad obbligo di visto per transito o per un breve soggiorno.

Infine, per l’ingresso, è necessario che lo straniero non sia segnalato nel Sistema Informativo Schengen e non sia considerato pericoloso per l’ordine pubblico, la sicurezza nazionale o le relazioni internazionali da disposizioni nazionali o di altri Stati Schengen.

Se il motivo dell’ingresso è per affari, cure mediche, una gara sportiva, motivi religiosi, studio, transito, trasporto e turismo, bisogna, anche, comunicare l’indirizzo della propria abitazione dove si abiterà e dimostrare di avere denaro sufficiente per il soggiorno e per comprare il biglietto di trasporto per ritornare nel Paese da cui proveniamo (o per il transito verso un altro Stato).

Vi starete chiedendo in che modo si dimostra di possedere denaro per entrare in Italia regolarmente?

Ecco, lo straniero potrà farlo, mostrando denaro contante, o garanzie di tipo bancario o assicurativo, equivalenti di titoli di credito (come assegni o traveller’s cheque) o documenti che dimostrano di avere in Italia fonti di guadagno.

Per avere la certezza di avere il denaro sufficiente, si può fare riferimento alla Tabella dettagliata contenuta nella Direttiva del Ministero dell’Interno del 1.3.2000 (pubblicata sulla G.U. n. 64 del 17.3.2000).

Queste ultime regole, però, non valgono per chi entra in Italia per motivi di lavoro. In questo caso le regole sono diverse.

Lo straniero sprovvisto anche solo di uno delle cose richieste che abbiamo visto fino ad ora, può essere respinto alla frontiera dalle autorità, anche se ha un visto regolare.

Una volta entrati, se vogliamo vivere in Italia per un periodo superiore a 90 giorni, dobbiamo richiedere il permesso di soggiorno entro 8 giorni dall’ingresso. Per un soggiorno più breve, basta presentare quella che si chiama “dichiarazione di presenza” al questore della provincia dove si risiede, e portare con sé questa dichiarazione. Questa regola vale soltanto per gli stranieri che vengono dagli Stati che applicano l’accordo di Schengen (come l’Austria, il Belgio, la Francia, la Germania, la, Spagna). Invece, agli stranieri che provengono dagli Stati che non applicano l’accordo di Schengen, verrà messo sul documento il timbro Schengen dall’autorità di polizia.

Lo straniero che non osserva queste regole commette un reato e può essere respinto o espulso dal territorio italiano, e condannato a pagare una multa. Questo non vale per i minori di età (quelli che non hanno compiuto 18 anni). Loro verranno ammessi temporaneamente sul territorio italiano.

Avete visto che Meryem finalmente è ritornata in Italia?

Insert solo video scena 6 ( Meryem entra in casa BA).

L’ha potuto fare perché ha trovato un lavoro in Italia.

In questo caso, le regole per l’ingresso in Italia sono un po’ diverse da quelle che vi ho detto fino ad ora.

Infatti, lo straniero dovrà avere, oltre al passaporto e al visto d’ingresso per motivi di lavoro, anche il nulla osta, cioè l’autorizzazione all’assunzione rilasciata al datore di lavoro italiano dallo Sportello Unico per l’Immigrazione e trasmessa per via telematica all’ufficio consolare del luogo dove vive.

Inoltre, lo straniero, appena entrato in Italia, dovrà subito andare allo Sportello Unico per l’immigrazione e qui firmare il contratto di soggiorno per lavoro, preparato dal datore di lavoro, e richiedere il permesso di soggiorno.

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