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In Italia

LA BUSSOLA

4. La scuola e il diritto allo studio

 


All'indomani dell'unificazione dell’Italia, nel 1861, oltre il 75% degli italiani era analfabeta, cioè non sapeva né leggere né scrivere.

Lo Statuto Albertino del 1848, Carta fondamentale del nuovo Regno di Italia, non prevedeva, infatti, alcuna norma in materia di istruzione.

Il numero di analfabeti è gradualmente diminuito grazie soprattutto alle leggi sull’istruzione, dalla Legge Casati del 1859, che prevedeva l’istruzione obbligatoria nei primi due anni della scuola elementare, alla Legge Coppino del 1877 che istituiva l’obbligo e la gratuità dell’intero ciclo di istruzione elementare.

Progressivamente, altre leggi innalzano l’obbligo di istruzione sino ad arrivare alla Costituzione Italiana del 1948 (art. 9, 33 e 34 Costituzione), che stabilisce che “l’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni è obbligatoria e gratuita” (art.34 Costituzione).

La Costituzione prevede, dunque, l’obbligo di istruirsi, andando a scuola, fino a una certa età, gratuitamente e liberamente.

Gli studenti meritevoli che vivono in una famiglia con reddito basso (sia cittadini italiani sia stranieri) non pagano le tasse di iscrizione e possono ottenere una somma di denaro chiamata “borsa di studio” ed altri benefici (art. 34 Cost.)

Negli ultimi dieci anni alcune leggi sul sistema di istruzione hanno innalzato ulteriormente l’obbligo, che oggi è di dieci anni, avvicinando l’Italia agli altri Paesi dell’Unione europea.

Attualmente la scuola italiana (Legge 53/03) è articolata:


  • nella scuola dell’infanzia, non obbligatoria


  • in un primo ciclo con la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado


  • In un secondo ciclo con la scuola secondaria di secondo grado.


Dopo il biennio della scuola secondaria di secondo grado, a 16 anni circa, lo studente può scegliere di continuare gli studi fino al diploma oppure di conseguire una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età (articolo 1, comma 622, della legge 27-12-2006, n.296).

Chi ottiene il diploma di scuola secondaria di secondo grado può iscriversi all’Università oppure ai corsi superiori post-diploma, come gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) o i corsi di istruzione e formazione tecnico superiore (IFTS).

E’ a scuola, quindi, che inizia un percorso formativo ed educativo, che dura poi lungo tutto l’arco della vita.

I minori possono e devono andare a scuola, cittadini italiani e stranieri (art. 6, art. 38 Testo Unico sull’Immigrazione D.lgs. 25 luglio 1986 n. 286), anche privi di permesso di soggiorno, a parità di condizioni con i minori italiani.

Ma lo Stato italiano offre corsi di istruzione anche agli adulti italiani e agli adulti stranieri, che hanno interrotto gli studi.

In questo modo lo Stato dà a loro la possibilità di riprendere a studiare e istruirsi.

Ma dove vengono svolti i corsi di istruzione per gli adulti?

Li troviamo presso i Centri Territoriali Permanenti (CTP) e i Corsi serali funzionanti presso le istituzioni scolastiche di primo e secondo grado.

I Centri Territoriali permanenti, che sono presenti su tutto il territorio italiano (n. 540), offrono:


  • corsi del primo ciclo di istruzione, cioè corsi di alfabetizzazione culturale di scuola primaria e corsi di scuola secondaria di I grado con esame finale;


  • corsi a favore di cittadini stranieri per l’integrazione linguistica e sociale;


  • corsi brevi e modulari di alfabetizzazione funzionale;


  • percorsi di studio finalizzati al conseguimento del Diploma cioè percorsi formativi che rilasciano crediti per accedere ai corsi serali.


I Centri Territoriali Permanenti, inoltre, sono una importante risorsa per favorire l’integrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole italiane (Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, febbraio 2006) e per far conseguire il titolo di studio conclusivo del primo ciclo ai ragazzi che hanno compiuto il sedicesimo anno di età e sono ancora sprovvisti del titolo (Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione 22 agosto 2007 n. 139).

I Centri Territoriali Permanenti inoltre servono a potenziare la collaborazione interistituzionale in materia di integrazione degli stranieri, ad esempio assicurando lo svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana da parte degli stranieri (Accordo Quadro 11 novembre 2010 tra Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministero dell’Interno in attuazione del Decreto del Ministero dell’Interno 4 giugno 2010 recante modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana, previsto dall’art. 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. n. 286, introdotto dall’art. 1, comma 22, lett. i della legge n.94/2009) e favoriscono le politiche di sostegno all’istruzione carceraria; attualmente, infatti, molti Centri Territoriali Permanenti svolgono attività di istruzione degli adulti nelle carceri e negli istituti penali minorili.

I corsi serali (nn. 897), invece, danno la possibilità di conseguire il diploma di istruzione tecnica, il diploma di istruzione professionale e anche il diploma di istruzione artistica.

Dal 2006 (art. 1, comma 632 della Legge 27 dicembre 2006, n. 296) il sistema di istruzione degli adulti è in fase di riforma: i centri territoriali permanenti e i corsi serali dovranno essere riorganizzati nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti: vere e proprie istituzioni scolastiche destinate agli adulti dotate di una propria autonomia amministrativa, organizzativa e didattica (Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 25 ottobre 2007).

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Ministero della Pubblica Istruzione   Rai