Logo InItalia

In ITALIA - L'italia e l'italiano per stranieri

In Italia

LA BUSSOLA

2. Il lavoro e lo Statuto dei lavoratori

 

Trovare un lavoro è spesso difficile, anche per le persone che hanno un titolo di studio come la laurea.

In Italia, negli ultimi anni, secondo il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) il tasso di disoccupazione giovanile ha superato la percentuale del 16,4% del totale per gli under 35 che arriva al 19,2% nella fascia di età 24-34.

Karim, ad esempio, ha una laurea in economia e commercio, ora lavora nel negozio di Salif, ma in realtà gli piacerebbe fare un altro tipo di lavoro, quella per la quale ha studiato, come ad esempio fare pratica e lavorare presso uno studio di un commercialista.

INSERT DOCU FICTION

SCENA 3

LUIS. Karim!

KARIM: Ciao, Luis! Come stai?

LUIS: Bene. Sto per fare un grande passo…

KARIM: Quale?

LUIS: Inizierò un master per mediatori… ma nel frattempo… voglio cominciare a lavorare. In una scuola. Aiuterò gli stranieri di lingua spagnola ad orientarsi.

KARIM: Sono sicuro che è il lavoro giusto per te…

LUIS: E tu? Com’è andato il colloquio da quel commercialista?

KARIM: Niente. Non c’è lavoro per i laureati in Economia e Commercio.

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art. 1 Costituzione).

Questo è uno dei principi fondamentali della Costituzione Italiana, che considera il lavoro alla base dell’ordinamento democratico.

Il lavoro è un diritto e un dovere: la nostra Costituzione dice, infatti, che lavorando si collabora al “progresso materiale e spirituale della società” in cui viviamo (art. 4 Costituzione).

Lo Stato italiano promuove e cura l’istruzione e la formazione professionale dei lavoratori (art. 35, 2° comma, Costituzione).

Pensate, ad esempio, ai programmi approvati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca che possono prevedere attività di istruzione e formazione professionale in favore degli stranieri nei Paesi di origine. Gli stranieri che partecipano a queste attività avranno diritto di precedenza ad entrare in Italia per lavoro (art. 23 del Decreto Legislativo 25.7.1998 n. 286).

Lavorare è importante perché solo lavorando si può guadagnare e provvedere ai bisogni quotidiani della vita, come comprare cibo e pagarsi una casa dove abitare.

La Costituzione, infatti, dice che il lavoratore ha diritto a ricevere una retribuzione (cioè uno stipendio) proporzionato alla quantità e qualità del suo lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa (art. 36 Costituzione).

La prima legge che ha attuato i principi della Costituzione in materia di lavoro è stata adottata nel 1970, ed è quella che tutti conosciamo come Statuto dei Lavoratori. Qui troviamo le regole specifiche che devono essere rispettate dal datore di lavoro per difendere i diritti e gli interessi del lavoratore.

Pensate, ad esempio, al divieto di licenziare un lavoratore se non c’è una giusta causa o un giustificato motivo.

Nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) troviamo la paga base, cioè il minimo che il datore di lavoro deve pagare al lavoratore, e anche gli orari di lavoro da rispettare e le mansioni che il lavoratore deve prestare (cioè le cose che deve fare) in base alla sua qualifica.

Questo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro devono rispettarlo tutti i lavoratori e tutti i datori di lavoro di una determinata categoria. Ha forza di legge fra le parti.(art. 39, ultimo comma, Cost.).

Ad esempio, se si lavora come collaboratore domestico in una casa, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicabile è quello che regola il lavoro domestico. Se invece si lavora in un’industria che produce automobili, autobus e così via, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di riferimento è quello per i metalmeccanici.

Ma chi tutela concretamente i lavoratori?

Lo fanno le organizzazioni sindacali.

Queste sono organizzazioni formate da lavoratori che hanno la libertà di tutelare, cioè di difendere, gli interessi dei lavoratori, sottoscrivendo i contratti collettivi di lavoro che avranno efficacia obbligatoria per tutti i lavoratori appartenenti alle categorie alle quali si riferisce il contratto (art. 39 Costituzione).

Pensate che poco dopo l’Unità di Italia, nel 1870, nascono le prime associazioni di operai, molto simili alle organizzazioni sindacali attuali, chiamate “Leghe di resistenza”.

La Costituzione Italiana riconosce anche in favore dei lavoratori il diritto di sciopero, che può essere esercitato in base alle leggi che lo regolano (art. 40 Costituzione; Legge 12 giugno 1990, n.146).

Ma non ogni sciopero è legittimo. Lo è solo quello che si fa quando una categoria di lavoratori ritiene che i propri diritti - o anche quelli di altre categorie simili - non vengano rispettati o vuole chiedere condizioni di lavoro migliori.

Il primo sciopero risale all’Antico Egitto, nel 1150 a.c., all’epoca del Faraone Ramses III. Allora gli operai chiedevano di avere cibo. I primi scioperi generali – cioè quelli fatti dai lavoratori di tutte le categorie - risalgono, invece, all'era moderna, quando nascono i grandi sindacati, e precisamente alla fine del '800. In Italia il primo sciopero generale è stato fatto nel settembre 1904.

Pensate quanto tempo è passato. Ancora oggi i lavoratori scioperano; però, grazie alla Costituzione Italiana e alle varie leggi dello Stato, sono molto più difesi e garantiti di prima.

www.quirinale.it

 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai