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In ITALIA - L'italia e l'italiano per stranieri

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LA BUSSOLA

4. Il soggiorno in Italia per stranieri

 

Oggi la famiglia BA ci offre l’opportunità di parlare del soggiorno per stranieri e del divieto di fumo nei locali aperti al pubblico.
A proposito del primo argomento, abbiamo visto che Salif compila la lettera di invito per permettere alla sorella Mariama, che vive in Senegal, di venire in visita in Italia.
Ebbene, secondo la legge chi vuole ospitare un cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione Europea, deve preparare una “lettera di invito”.
Questa non è altro che una dichiarazione di garanzia necessaria a dimostrare la disponibilità di un alloggio in Italia.
Tale dichiarazione deve essere inviata allo straniero che intende entrare in Italia il quale dovrà consegnarla alla rappresentanza diplomatica italiana presso il suo paese al momento della richiesta del visto di ingresso.
Il soggiorno in Italia dello straniero potrà avere una durata massima di tre mesi.
Oltre il terzo mese è necessario il permesso di soggiorno.
Immagino che vi starete chiedendo: come mai tutte queste formalità per soggiornare anche per un breve periodo in Italia?
Sappiate che esiste un principio fondamentale nella Costituzione Italiana che afferma che la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Ed è proprio nella legge italiana che troviamo la disciplina dell’ingresso dello straniero nel nostro territorio. Questa pone come regola principale l’obbligo per lo straniero che vuole entrare nel territorio italiano di dare prova del motivo e le condizioni del soggiorno e la disponibilità di mezzi di sussistenza sufficienti per la durata della visita.
E’ proprio per questo che è necessaria la lettera di invito.
Avete visto però che la firma sulla lettera di invito deve essere apposta davanti a un funzionario comunale?
Questo è necessario in quanto solo il funzionario ha il compito di “autenticarla”, cioè, nel linguaggio giuridico, dare certezza alla autenticità della firma. Questa deve infatti essere vera e provenire dalla mano di colui che deve porla.
Il funzionario comunale, davanti al quale eseguiamo tale operazione, testimonia proprio questo. Salif, infatti, si presenta al Municipio e firma la lettera in sua presenza.
Affrontiamo ora un altro argomento molto importante: il divieto di fumo.
Per la Costituzione Italiana il diritto alla salute è fondamentale e viene tutelato “anche nell’interesse della collettività”.
Ebbene, proprio per tutelare la salute di tutti coloro che entrano in contatto con il fumatore, il legislatore italiano nel 2003 ha vietato il fumo nei locali aperti al pubblico.Nel resto dell’Europa ad esempio tutti i paesi hanno leggi volte a proteggere i cittadini dal fumo passivo e dai suoi effetti nocivi, ma queste variano notevolmente da un paese all'altro.
Il Regno Unito e l'Irlanda hanno le disposizioni più rigorose e prevedono il divieto assoluto di fumare nei luoghi di lavoro chiusi e nei luoghi pubblici, compresi i ristoranti e i bar.
Grecia, Italia, Malta, Svezia, Lettonia, Finlandia, Slovenia, Francia e Paesi Bassi hanno introdotto normative che autorizzano il fumo soltanto in appositi spazi circoscritti.
Pensate che è intenzione della Commissione Europea estendere a tutti Paesi dell'Unione il divieto di fumare nei luoghi pubblici chiusi. La normativa potrebbe essere imposta per il 2012.
In Italia, non si può fumare, ad esempio, nei bar, nei ristoranti, nei negozi, come quello di Salif, nelle scuole, in ascensore, nelle discoteche, nelle palestre, nei cinema, nei teatri, insomma in tutti i locali chiusi ad eccezione di quelli riservati ai fumatori.
Ma come deve essere attuato praticamente tale divieto di fumo?
Prima di tutto il gestore del locale è obbligato a esporre il cartello di divieto.
Non solo.
Vediamo ad esempio cosa fa Salif…..

Salif si comporta correttamente.
Infatti, la legge prevede espressamente che il gestore sia anche tenuto a richiamare
formalmente il trasgressore al rispetto del divieto e segnalare il mancato rispetto della regola agli agenti di polizia per l’applicazione della multa.
Se il gestore non si attiene a tali regole, le pene sono severe.
Pensate che può essere sospesa o addirittura revocata la licenza di esercizio del locale.
Il divieto di fumo nei locali chiusi non ha ancora raggiunto tutti i paesi dell’Unione Europea.
Ma per la salute dei cittadini del mondo, speriamo che il divieto di fumo - quanto meno nei luoghi chiusi - sia esteso a tutti gli Stati!

 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai