Logo InItalia

In ITALIA - L'italia e l'italiano per stranieri

In Italia

LA BUSSOLA

2. Turela del consumatore e sicurezza degli alimenti

 

Salif e Karim fanno molto bene a controllare le date di scadenza dei prodotti alimentari.
Infatti, così come per i medicinali, anche gli alimenti e le bevande devono per legge riportare una data di scadenza per garantire la “sicurezza e la qualità alimentare” ed evitare intossicazioni e malattie.
Vi ricordate che abbiamo già parlato del diritto fondamentale alla salute a proposito del lavoratore (art. 32 Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività (...)”)?
Ecco, in questo caso, è la salute del consumatore che deve essere tutelata (art. 2 decreto legislativo 6 settembre 2005 n. 206: “Sono riconosciuti e garantiti i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti (…): a) alla tutela della salute;
b) alla sicurezza e alla qualita' dei prodotti e dei servizi (…)”).

Proprio per questo, nel 1992 il legislatore italiano ha imposto ai produttori e ai venditori di generi alimentari molteplici obblighi in ordine alla etichettatura e alle confezioni dei prodotti alimentari. Ciò al fine di garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti in vendita, in attuazione di alcune direttive della Comunità Europea del 1989 (art. 2 decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109: “L’etichettatura e le relative modalità di realizzazione sono destinate ad assicurare la corretta e trasparente informazione del consumatore (…)”).
Ma vediamo in maniera più specifica alcune regole base della sicurezza alimentare!
Ad esempio, il prodotto alimentare preconfezionato deve riportare necessariamente alcune indicazioni, fra le quali: l'elenco degli ingredienti; il nome o il marchio del produttore; le modalità di utilizzazione; il termine minimo di conservazione e la data di scadenza; il luogo di origine o di provenienza del prodotto.
Pensate che tali indicazioni devono necessariamente figurare sulle confezioni o sulle etichette dei prodotti alimentari nel momento in cui questi sono posti in vendita al consumatore.
Ciò vuol dire che il venditore al dettaglio di prodotti alimentari precofenzionati, come Salif, ha l’obbligo di vendere solo prodotti con le indicazioni che prima abbiamo visto.
Ma a questo punto vediamo perché Salif, nel controllare le date di scadenza, si preoccupa della scatola di riso….

La preoccupazione è giusta!
Tra le indicazioni elencate le più importanti sono il termine minimo di conservazione e la data di scadenza.
Il termine minimo di conservazione (TMC) va indicato con la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro" seguita dalla data. Ciò vuol dire che si può consumare entro quella data in quanto il prodotto conserva le sue caratteristiche se ben conservato.
La data di scadenza, invece, va indicata con la dicitura "da consumarsi entro" seguita dalla data. Entro tale data il prodotto deve essere necessariamente consumato.
Ecco, questa la possiamo trovare su tutti i prodotti freschi come il latte, la pasta, il formaggio, il pesce.
Tenete però a mente che non è necessaria una data di scadenza per la frutta e la verdura fresca, per i vini, per i prodotti della panetteria e della pasticceria da consumarsi entro 24 ore.
Come dice giustamente Salif, la data di scadenza deve figurare in modo facilmente visibile e chiaramente leggibile.
E’, inoltre, espressamente vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione. Quindi, il nostro amico Salif è veramente diligente quando decide di portare a casa la scatola di riso ancora non scaduta ma prossima alla scadenza. Lui sa bene che poteva venderla fino allo stesso giorno della scadenza indicata sulla confezione ma preferisce non rischiare.
Rispettare anche le regole sulla sicurezza e sulla qualità alimentare è molto importante: questo perché la commercializzazione di prodotti alimentari confezionati dopo la data di scadenza o dopo la data indicata come tempo minimo di conservazione è punita con l’applicazione di una multa molto elevata.
Ma non sono previste solo multe.
Pensate che chi mette in vendita prodotti alimentari pericolosi alla salute pubblica – in quanto alterati nello stato di conservazione - è punito anche con la reclusione (art. 444 Codice Penale: … Chiunque detiene per il commercio, pone in commercio ovvero distribuisce per il consumo sostanze destinate all’alimentazione, non contraffatte né adulterate, ma pericolose alla salute pubblica è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni…” ).Quindi, amici seguiamo l’esempio di Salif ed eviteremo ogni conseguenza negativa.

 
Ministero della Pubblica Istruzione   Rai